Nè fu ostacolo a tutti questi liberi ordinamenti, foggiati sul modulo di Roma stessa, l’essere stata Pompei dichiarala colonia e perfino l’essere stato a lei cambiato il nome in Colonia Veneria Cornelia; perocchè se negli anteriori tempi le romane colonie erano politiche istituzioni create ad unico beneficio della metropoli ed a vigilanza de’ nemici in mezzo a’ quali si piantavano, — onde ci avvenne già nelle pagine precedenti di vedere i prischi abitatori rivoltarsi contro i presidj romani e trucidarli, — la legge Giulia, dopo la Guerra Sociale, fece alle colonie migliori condizioni. Tutti gli Italiani divennero cittadini romani, adottarono le leggi di Roma, acconciandovi le patrie costituzioni, ed ebbero il diritto di suffragio e di eleggibilità; onde scomparir deve, a mio credere, la meraviglia che fra Paolo Sarpi ebbe ad esprimere nell’Opinione in qual modo debba governarsi la Republica Veneziana, che, cioè, le colonie romane siensi mantenute sempre con affetto alla madre patria, mentre i cittadini trapiantati da Venezia a Candia divennero selvaggi od avversi. Imperocchè la ragione abbiasi a rinvenire in ciò che Roma accordasse a’ nuovi coloni i diritti di cittadini romani: mentre Venezia invece a quelli mandati a Candia avesse a togliere i privilegi che avevano goduto innanzi di cittadini veneti.

E, poichè sono al tema delle leggi e degli officj, reputo dover qui toccare di quell’onore che gli antichi accordar solevano a’ principali loro magistrati e che nelle lapidi pompejane vediamo più d’una volta menzionato. Voglio dire dell’onore del bisellium, concesso in Pompei, come nelle altre colonie e municipj, a’ decurioni e duumviri.

Consisteva esso nel seggio onorifico e distinto cui davasi diritto nelle publiche adunanze di affari o degli spettacoli. I Romani dedotto avevano dagli Etruschi l’uso delle sedie curuli pe’ senatori e consoli; a loro imitazione nelle provincie venne introdotto il bisellio. Era un largo sedile capace di due persone, abbenchè in fatto non servisse che per una sola. Ambitissima era una tale distinzione e non veniva largita che a’ cittadini i quali si fossero meglio distinti nell’esercizio delle più alte funzioni e ben meritato avessero della patria. Lo si concedeva con un diploma dei decurioni, confermato dal popolo. Tanto apprendiamo dalla seguente iscrizione scolpita sul sepolcro di Cajo Calvenzio Quieto nella Via delle Tombe della città che ho presa a dichiarare:

C . CALVENTIO . QVIETO .
AVGVSTALI
HVIC . OB . MVNIFICENT . DECVRIONVM .
DECRETO . ET . POPVLI . CONSENSV . BISELLII
HONOR . DATUS . EST

Egualmente risulta che l’onore del bisellio conferivasi dai decurioni col consenso del popolo dall’iscrizione scolpita sul sepolcro di Nevoleja Tiche, che esprime appunto com’essa, liberta di Giulia, a sè stessa ed a Cajo Munazio Fausto Seviro augustale e pagano, cioè del Pago Augusto Felice, a cui i decurioni col Consenso del popolo decretarono il bisellio pe’ suoi meriti, vivente abbia elevato il monumento a’ suoi liberti e liberte ed a quelli di Cajo Munazio Fausto:

NÆVOLEIA . I . LIB . TYCHE . SIM . ET
C . MVNAZIO . FAVSTO . VI . V . AVG. ET. PAGANO
CVI . DECVRIONES . CONSENSV . POPVLI
BISELLIUM . OB . MERITA . EIVS . DECRETAVERVNT .
HOC . MONIMENTVM . NÆVOLEIA . TYCHE
LIBERTIS . SVIS .
LIBERTATISQVE . ET . C . MVNATI . FAVST .
VIVA . FECIT .

Questo monumento di Nevoleja Tiche reca dal lato che riguarda la porta della città, scolpito in rilievo, il bisellio, e senza di esso e dei due di bronzo rinvenuti negli scavi pompejani, ci sarebbe ancora sconosciuta la forma di questo seggio d’onore. Vedesi senza spalliera e ricoperto di un pulvinare, o cuscino con frange pendenti.

Il bisellium, scrive Chimentelli, era al duumvirato ciò che era il laticlavo[56] all’autorità senatoria, ed il ceppo di vite a quella del centurione[57]. Parrebbe altresì che fosse talvolta attribuito anche agli Augustali[58], come infatti, dalla surriferita epigrafe di Nevoleja, lo vediamo essere stato accordato al seviro Cajo Munazio Fausto.

Il Falieri opina poi essere assai probabile che l’onore del bisellium fosse proprio unicamente della Augustalità, ossia di que’ sacerdoti, che come più sopra ho notato, vennero istituiti in onore d’Augusto collocato fra i numi; ma non già perchè fosse comune a tutti gli augustali, ma perchè venisse concesso a coloro che nella augustalità fossero i più onorevoli e degni.

Il medesimo autore reca la deliberazione dei centumviri del municipio di Vejo, che convennero in Roma nel tempio di Venere Genitrice, e piacque ad essi permettete a Cajo Giulio, liberto del Divo Augusto, che venisse il giustissimo onore decretato di essere ascritto nel numero degli augustali, e gli fosse concesso in tutti gli spettacoli di quel municipio sedere nei bisellio proprio fra gli augustali; e una iscrizione che Quinto Largenujo Chresimo diede di molti sesterzi alla republica de’ Pisani per l’onore del bisellio. Il Grutero ha pur una iscrizione antica dalla quale appare lo stesso onore accordato a Tizio Chresimo augustale.