Delle Monete ho superiormente spiegato non constarmi che in Pompei se ne coniassero di particolari e ne fornii le ragioni, e se Roma ne fece battere nella Campania, si sa che vi adoprasse il tipo nazionale del Giano bifronte e la prora di nave. Sulle monete della Magna Grecia, fra le città della quale annoverar si deve Pompei, in luogo dei rostri, vedesi in rilievo il bove colla testa umana, sotto cui raffigurasi la divinità detta Eubone, che antichissimamente adoravasi, come simbolo di fertilità, in Neapoli. Di quest’ultima città poi si hanno moltissime monete antiche in rame ed in argento, le quali sono di squisito lavoro e presentano diversi tipi. La moneta romana era quella adunque che negli ultimi suoi anni Pompei usava ne’ suoi commerci ed usi quotidiani e che fu rinvenuta e si rinviene tuttora nelle escavazioni. Anche nella Casa del Questore furono trovate monete romane degli ultimi imperatori di quell’epoca: egualmente altrove di Nerone, di Tito, Domiziano, Ottone e d’altri.

Darò brevemente alcune nozioni sulla moneta romana e sulla sua valutazione, nel quale argomento si è ancor lungi dall’avere la maggiore certezza.

L’asse, parola derivata forse dal nome del suo metallo æs, era una libbra da 12 once di bronzo non coniato, e costituì la prima unità monetaria romana. Essendosi al tempo di Servio Tullio impressa su di esso la figura d’una pecora, ricevette il nome di pecunia.

Venne di poi nel 485 di Roma il denaro, dalle due parole dena æris, perchè equivalente a dieci assi di bronzo, e fu la prima moneta d’argento. Il quinario rappresentò la metà del denaro, il sesterzio il quarto, cioè due assi e mezzo. Spezzati più piccoli furono la libella pari ad un asse; la sembella a mezzo asse o mezza libbra di bronzo; il teruncio ad un quarto di libbra.

In seguito queste monete subirono variazioni: al fine della prima guerra cartaginese, l’asse fu ridotto a sole due once; nell’anno 537 l’asse scese al peso d’un’oncia; il danaro si sollevò a sedici assi, il quinario a otto, il sesterzio a quattro. La legge Papiria del 562 abbassò l’asse a mezz’oncia di rame, nè restò più che moneta di conto, divenuto unità monetaria il sesterzio.

E qui giova avvertire che il sestertius non vuol essere scambiato pel sestertium, moneta di conto che valeva mille sestertii.

La prima moneta d’oro fu battuta dai Romani nel 547 alla ragione d’uno scrupulum per 20 sesterzj. Poi si battè l’aureus, detto anche solidus pari a 100 sestertii e a 23 denarii.

Dureau de la Malle, nel suo libro dell’Economia de’ Romani, pareggia il denaro al principio della Republica a L. 1.63; sotto Cesare a L. 1.12; sotto Augusto a L. 1.08; sotto Tiberio a L. 1; sotto Claudio a L. 1.05: sotto Nerone a L. 1.02; sotto gli Antonini a L. 1.

La libbra d’oro, di cui sovente nelle scritture antiche si parla, può valutarsi a L. 900: a 75 quella d’argento. Sul declinare dell’impero, la libbra d’oro valse L. 1066.

Così abbiamo un primo cenno a quella fluttuazione, od altalena nei valori, che ora alla Borsa vien designata colle parole rialzo e ribasso, o più comunemente colle forestiere di la hausse et la baisse, su cui si specula da’ mercadanti e non mercadanti, che sono la vera e più funesta piaga della odierna società, causa spesso come di improvvise fortune colossali, così di subite e precipitose ruine.