PERIODO SECONDO — IL CATACLISMA.

T. Svedio Clemente compone le differenze tra Pompeiani e Coloni — Pompei si rinnova — Affissi publici — La flotta romana e Plinio il Vecchio ammiraglio — Sua vita — La Storia Naturale e altre opere. — Il novissimo giorno — Morte di Plinio il Vecchio — Prima lettera di Plinio il Giovane a Tacito — Diversa pretesa morte di Plinio il Vecchio — Seconda lettera di Plinio il Giovane a Tacito — Provvedimenti inutili di Tito Vespasiano.

Pompei, dopo l’orribile guasto che aveva, pel tremuoto, toccato nell’anno 63 di Cristo, dileguate mano mano le apprensioni, andava rimettendosi a nuovo, facendosi, come già dissi, più bella.

A’ romani imperatori della famiglia Giulia, a Galba, Otone e Vitellio, era nell’anno 70 dell’E. V. succeduta la serie de’ Flavj, e primo di essi, Tito Flavio Vespasiano. Tra le cure della sua amministrazione volse pure il pensiero a Pompei ed a delimitare i confini del territorio della romana republica, occupato nel Pago Felice-Augusto dalle tre coorti dei veterani, onde componevasi la militare colonia, e togliere ogni pretesto, per i quali si rinnovassero i dissidj del tempo di Publio Silla e le ribalde soperchierie, spedì Tito Svedio Clemente, rinomato giureconsulto e tribuno. Studiò egli le rispettive ragioni de’ cittadini e de’ coloni; vide la prepotenza di questi ultimi e la violenza, nè bisognava di molto a capirla, poichè non vi fosse uom dappoco o fanciullo che a prima giunta non la sentenziasse in quegli avanzi di guerre astute e ladre; e così saviamente ogni cosa compose e provvide a’ diritti de’ primi, che grati i decurioni elevarono la sua statua sur un piedistallo, precisamente sul posto de’ diritti acquistati e riconosciuti, presso la strada, cioè, dopo l’emiciclo di Mammia sull’angolo della via che scorge alla villa di Cicerone, scolpendovi a perenne ricordanza, la seguente onorifica iscrizione:

EX . AVCTORITATE
IMP . CÆSARIS
VESPASIANI . AVG.
LOCA . PVBLICA . A . PRIVATIS
POSSESSA . T . SVEDIVS . CLEMENS
TRIBVNVS . CAVSIS . COGNITIS . ET
MENSVRIS . FACTIS . REI
PVBLICÆ . POMPEJANORVM
RESTITVIT[80].

Il De Jorio die’ conto della statua di Svedio, dicendo che accanto al muro dell’angolo della strada, in livello molto superiore al suolo antico si trovò una statua togata di marmo: nella mano sinistra teneva un volume ed un anello al dito: la testa e le mani s’incontrarono a piccola distanza: il pilastro che la sosteneva portava incastrata l’iscrizione[81].

Il benemerito E. Brizio seppe questa statua discernere per quella di T. Svedio Clemente fra quelle collocate al Museo di Napoli: vi lesse la sigla S nel castone dell’anello, significante forse sigillum, forse Svedius, e descrive del personaggio che rappresenta: il volto è d’uomo avanzato in età, i capelli sono radi ed è calva la fronte; dalla faccia si presume una complessione gracile del corpo[82].

I duumviri stessi, a secondare le dette conciliazioni, e a prevenire ulteriori dissidj e conflitti fra cittadini e coloni, provvidero a che questi ultimi avessero ne’ pubblici spettacoli un posto che non avevano prima, e l’iscrizione che questo provvedimento testifica, leggeremo nel capitolo che tratterà de’ teatri.

Eliminati così gli inceppamenti che frappor si potevano al suo risorgimento, Pompei lo veniva in ogni modo affrettando.

Presso il Foro Civile e la Basilica era maggiore la ressa degli operai a sgomberare le rovine, a rinnovar le colonne: pietre vulcaniche e travertino si venivano in que’ luoghi trascinando da’ giumenti; le case, i templi, gli archi sollecitavano un medesimo lavoro; le vie erano animate di carri e di popolo, gli Edili sorvegliavano le opere, i cittadini profondevano l’oro e la fatica degli schiavi alle riparazioni e come a Roma l’incendio appiccato da Nerone aveva recato il beneficio di sgomberare di luride casupole e di sostituirvi palagi marmorei di privati e publici sontuosi edificj, anche a Pompei il disastro di sedici anni prima, dissipata la naturale paura che s’avesse a rinnovare, aveva occasionato miglioramenti non pochi.