È così presto dimenticato il dolore e il pericolo corso, quando ogni cosa sorride d’intorno!

Questo bel cielo che si distende sopra Pompei, questo azzurro mare che ne bacia il clivo su cui si posa, quella lussureggiante vegetazione che la circonda, questo aere molle che lusinga i sensi, questo monte perfino che le sta di fianco, e lievemente fumigando, sembra ognuno rassicurare che più non sia per ricominciare la sua lotta interna, nè dare sfogo a furori esteriori, tutto consigliava, tutto persuadeva al ritorno nelle graziose casette del passato, a ripopolare la gentile città, a renderla più bella, più ornata, più delicata.

Pittori, accorsi da Grecia, vi istoriavano le pareti di leggiadri appartamenti, e preparavano ne’ triclinj e nelle esedre fomiti irresistibili alle lascivie dei commensali e vi compivano meraviglie di arte; scultori ne adornavano gli impluvii, i tablini e gli atrii di vaghissime statue e mosaici; artefici d’ogni maniera fornivano le ricche suppelletili e gli xisti olezzavano di rose ed oleandri a profumarne eziandio le camere terrene od ombreggiavansi di pianticelle e d’arbusti esotici a miglior frescura di esse, e così ricorreva la vita più giovanile e tumultuosa per le arterie tutte della graziosa città.

I doviziosi dipingevano sulle muraglie delle case od all’ingresso della città in caratteri rossi e neri affissi publici di appigionamento; nè sarà privo di interesse qui trascrivere quello che Giulia Felice, figlia di Spurio, fe’ pingere in rosso e fu rinvenuto intatto come se fatto jeri, per chi concorrere voleva all’affitto per cinque anni continui di tutti i suoi beni. Consistevano questi in un bagno, in un venereo, o luogo di dissolutezze, ed in novecento taberne, o botteghe, nelle quali si vendevano merci e gli artefici esercitavano i loro mestieri, colle pergole, o balconi, sporti all’infuori delle case e co’ cenacoli, o camere superiori per l’abitazione de’ mercanti, e si lasciava tempo ad aspirare alla condizione di tali beni da’ sei agli otto d’agosto; apposta la condizione si quis domi (o damnatum) lenocinium exerceat ne conducito, espressa nelle sigle iniziali, onde l’affisso si chiude; se pure non vogliasi assegnare ad esse quella significazione che vi dà l’illustre Fiorelli, il quale così ristabilirebbe la formula: si quinquennium decurrerit locatio erit nudo consensu.

IN PRÆDIIS . IVLIÆ . SP . F . FELICIS
LOCANTVR .
BALNEVM . VENERIVM . ET . NONGENTUM . TABERNÆ . PERGVLÆ
CENACVLA . EX . IDIBUS . AVG . PRIMIS . IN . IDVS . AVG . SEXTAS
ANNOS . CONTINVOS . QVINQVE
S . Q . D . L . E . N . C .[83]

Altra iscrizione pure fu trovata sul pilastro di una casa, la qual significa che nell’isola Arriana Polliana di Gneo Alifio e Virginio Maggiore, dalle prime idi di luglio (ossia otto di questo mese), si affittano le botteghe colle pergole ed i cenacoli equestri, convenendo il conduttore della casa con Gneo Alfio Maggiore.

INSVLA . ARRIANA
POLLIANA . GN . ALIFI . NIGIDI . MAI .
LOCANTVR . EX . I . IVLIIS . PRIMIS . TABERNÆ
CVM . PERGULIS . SVIS . ET . CŒNACVLA
EQVESTRIA . ET . DOMVS . CONDVCTOR .
CONVENITO . PRIMVM . GN . ALIFI
NIGIDI . MAI . SER .

La brevità del tempo concessa al concorso spiega la ricerca de’ locali e la tornata affluenza della popolazione in Pompei.

E con essa la foga delle gazzarre e de’ publici divertimenti.

Plauto e Terenzio somministravano al Teatro Comico le loro composizioni. Ovidio la sua Medea e Seneca e i Greci tragedi le loro opere al Teatro Tragico: il ludo de’ gladiatori ristabilito provvedeva all’anfiteatro: i magistrati così di Pompei con siffatte lusinghiere illecebre venivano richiamando le famiglie che sgomente l’avevano abbandonata.