E i vicini traevano pur di nuovo alle sue feste; gli antichi usi, le consuetudini prische, la voluttuosa vita, gli amori avevano come prima, meglio di prima ripreso.
Venere Fisica vedeva nel suo tempio ripigliato il culto dalla prediletta città cui dava anche il nome. Giove, Giunone ed Esculapio accoglievano nei rispettivi loro templi voti e sagrificj, e l’egizia Iside si rifaceva più venerata del bando cui era stata posta dall’Urbe co’ suoi bugiardi e disonesti misteri.
La fama per ultimo aveva già susurrato la buona novella, che non aveva ancora dichiarati credenti lungo tutte queste sponde, ma che sapevasi come già percorresse le diverse provincie, a sostituir quella fede che più non era profonda nei Numi, e ad abbattere quegli altri altari, che ormai, più che dalla convinzione, erano dall’abitudine e dal dovere frequentati, perchè quei riti erano collegati al modo di vivere ed alle leggi connessi.
Era il prim’anno di Tito Vespasiano quando Pompei presentava tutto questo superbo spettacolo di vita e di prosperità, — e siccome mi avverrà di riferire tra breve l’immaturo fine di quel dottissimo e celebre naturalista che fu Cajo Plinio il Vecchio, uopo è che a questo punto informi il lettore del perchè l’illustre Comasco vi si avesse a trovare.
Le due più importanti stazioni navali di Roma a’ tempi dell’impero, riferisce Tacito avere Augusto stabilito a Ravenna ed a Miseno, dove appunto ha principio, come sa il lettore, il bellissimo golfo di Napoli. La flotta, classis, composta di triremi e di liburniche e di altre navi, o imbarcazioni minori, a ruote od a semplici remi, era così fra questi due punti principalmente distribuita.
Ora a comandante di quella parte di flotta romana ch’era di stazione a Miseno, si trovava essere a que’ giorni Cajo Plinio Secondo, detto Plinio il Vecchio.
Chi egli fosse giova conoscere, siccome il più importante personaggio che figuri nella storia ricordato nel gravissimo evento che sto per narrare, mercè le famose epistole lasciate dal nipote e indirizzate a Tacito, il rinomato storico, e compirò questo debito sotto la maggior brevità.
Cajo Plinio Secondo, a dispetto di chi lo volle di Verona[84], nacque in Como — Novocomum — l’anno 23 dell’Era Volgare, regnando in Roma Tiberio. Suo padre fu Celere e sua madre Marcella. Datosi alle lettere, non fu ramo di scienza cui non si fosse applicato, e dalla assidua lettura degli autori latini e greci, solendo sempre prenderne note, come è manifesto da quanto ne scrisse il di lui nipote e figlio adottivo — Plinio il Giovine — potè trarne il profitto migliore. Fu un vero miracolo di studj, considerando come perduto tutto quel tempo che dava alle altre occupazioni. Così potè lasciare assai e assai opere, delle quali la migliore e che si può considerare come l’enciclopedia dello scibile antico, ci è rimasta ed è quella che si intitola Naturæ Historiarum, divisa in XXXVI libri.
Essa fu da lui ordinata con certo metodo. Cominciò col contemplare il mondo in generale; gli astri, le costellazioni, le comete, gli elementi e le meteore, tutti i fenomeni celesti e terrestri passano rapidamente sotto la sua penna. Descrive quindi la terra, cioè l’Europa, l’Africa e l’Asia, e contiene codesta parte notizie e particolari importanti sia per la geografia che per la storia. Segue la storia dell’uomo, poi quella degli animali terrestri, degli acquatici, degli uccelli, degli insetti e vie via discorrendo. Vi tien dietro il regno vegetale e vi si tratta degli alberi stranieri, della gomma, della resina, de’ frutti, de’ grani che servono alla alimentazione dell’uomo e per conseguenza dell’agricoltura, del vino e della coltivazione della vigna e del lino; degli arbusti e del loro uso nella medicina; de’ fiori, delle api, del miele e della cera; degli usi differenti delle piante per l’industria e per i farmaci, delle erbe che crescono senza mestieri di coltura, di loro virtù e proprietà per certe malattie; de’ rimedj tratti dagli animali e da’ pesci. Nove libri consacra alla materia medica e riesce più completo di Dioscoride e di Galeno. Passa di poi a’ minerali e metalli, di cui è per avventura il primo a trattare, nè dimentica in tale proposito le acque medicinali e i sali. Si occupa da ultimo delle materie impiegate dalle arti, de’ colori, delle terre, de’ marmi, delle pietre da fabbrica, e di quelle preziose; necessariamente toccando della storia della pittura, della scultura, dell’architettura, annestandovi digressioni curiose sul lusso de’ Romani, sulla navigazione, il commercio ed altre interessantissime cose.
Quantità di notizie, profondità di studj e di filosofia e amenità di forma sono pregi incontestabili di siffatta opera colossale, della quale il celebre Buffon fa un elogio; abbenchè Geoffroy Saint Hilaire l’abbia severamente giudicata una mera compilazione[85].