Porta d’Ercolano a Pompei. Vol. I. Cap. VII. Le Mura, ecc.

CAPITOLO VII. Le Mura. — Le Porte. — Le Vie.

Le Mura, loro misura e costruzione — Fortificazioni — Torri — Terrapieno e casematte — Le Porte — Le Regioni e le Isole — Le Vie — I Marciapiedi — Il Lastrico e la manutenzione delle Vie — La Via Consolare e le vie principali — Vie minori — Fontane publiche — Tabernacoli sulle Vie — Amuleti contro la jettatura — Iscrizioni scritte o graffite sulle muraglie — Provvedimenti edili contro le immondezze — Botteghe — Archi — Carrozze — Cura delle vie.

Poichè abbiamo, nella narrazione de’ suoi eventi, dimostrato quanta importanza si avesse Pompei e come fosse fatta emporio commerciale per ragion del suo capace porto e del suo fiume e convegno d’ogni industria prodotta dalle vicine città della Campania; era ben naturale che si avesse ben anco tutti que’ presidj che ne tutelassero la sicurezza interna; molto più che essa avesse preso parte a tutte le lotte ed a tutti i commovimenti guerreschi, da determinarvi lo stabilimento d’una colonia militare che davvicino la vigilasse e tenesse in soggezione.

Ella era dunque recinta di solide mura, atta a respingere assalti esterni e fra le prime opere d’escavazione, quella fu appunto di sterrare le mura onde conoscere la circonferenza dell’intera città e la sua configurazione. Così evitavansi eziandio inutili scandagli all’infuori di essa ed inutili spese. Fu lavoro codesto compiuto dall’anno 1812 al 1814.

Giravano prima codeste mura tutt’all’intorno, misurando oltre due miglia e producendo una figura di elissi, l’asse maggiore della quale, che percorre dalla porta Ercolanea all’Anfiteatro, misura ottocento passi geometrici, mentre l’asse minore che è dalla porta Nolana al quartiere de’ soldati, o Foro Nundinario ne misura soltanto quattrocento; ma negli ultimi tempi di sua esistenza, e precisamente ne’ giorni di Augusto, le mura dalla parte della marina, demolite, vennero sostituite da edifici.

Di eccellente, se non sempre di uniforme costruzione, poichè formata di due muri eretti con macigni vesuviani ed ottimo cemento, venivano, giusta il sistema più in uso a que’ tempi di fortificazione, a tratti a tratti munite di torri quadrate, onde dovessero valere di salda difesa. Non era con tutto ciò, siccome dissi, uniforme in tutta la cinta la costruzione: il muro di essa che riguardava la città può reputarsi dell’altezza di trentaquattro palmi, mentre di venticinque fosse quello che sorgeva verso l’esterna campagna. Nello spazio che tra l’un muro e l’altro intercedeva di forse venti e più piedi e che latinamente denominavasi agger, eravi adattato un gran terrapieno capace di molti soldati, i quali per le grandi gradinate praticate a certi intervalli potevan giungere sul ciglio delle mura per offenderne all’uopo gli assalitori.

Le torri, che dal lato di settentrione erano meno frequenti, perchè riuscendo alla collina meno facile tornavano la sorpresa e l’attacco nemico, costuivansi di tre piani, come del resto può essere osservato in altre città dove sieno superstiti congeneri costruzioni tanto dell’epoca romana che del medio evo: ne sussistono tuttavia le gradinate di comunicazione, e se ne usciva poi in tempo d’assedio alle impensate sortite per certe anguste e dissimulate porte, appellate posternæ, le quali si aprivano al piede di esse.

Sulle pietre di certa parte delle mura, dove la costruzione non è curata così come in altre parti, si riscontrano ancora caratteri oschi ed etruschi, indizj pur essi meritevoli di studio per la lingua usata in Pompei, almeno nel parlar volgare, e potrebbero essere altresì marche per norma della loro collocazione; quantunque la profondità colla quale sono incise possa dar luogo a ritenere esserne stato ben differente lo scopo. Ad ogni modo la natura di siffatti caratteri può valere all’induzione circa l’epoca della costruzione, che doveva però essere necessariamente d’assai anteriore alla guerra sostenuta contro Lucio Cornelio Silla, a respingere i violenti assalti del quale queste opere validissime di difesa avevano non poco giovato i Pompejani; se pure non vogliansi attribuire all’epoca remotissima degli Etruschi e degli Osci; taluni essendo che punto non esitino a qualificare recisamente d’origine pelasgica queste mura.

Fra l’un muro e l’altro e lungo tutto il terrapieno summentovato eranvi fabbricate ordinatamente, l’una all’altra di fronte, camere ed androni, siccome nelle fortezze odierne si veggono casematte, assai in uso del resto a que’ tempi in simil genere di fortificazione[112], a ricovero de’ soldati e ad uso di caserme; avvedimenti codesti, i quali congiuntamente alla rilevante altezza delle mura, accusano l’importanza non solo della piazza, ma permettono altresì di sospettare che di ben maggiori avvenimenti guerreschi di quelli dalla storia memorati potesse Pompei essere stata teatro.