Ma la bisogna corsa egualmente non era agli ultimi tempi della Republica, meno poi a quello degli imperatori. Nondimeno, alla magnificenza delle vie s’era sempre pensato, la cura delle quali tanto per quelle intra, quanto per quelle extra urbem, venne dal Senato commessa a’ censori, quindi da Cesare Augusto ad appositi Curatori delle vie; ed a siffatti provvedimenti adottati in Roma, le provincie eran solite conformarsi pienamente; onde non è maraviglia se le vie di Pompei e de’ dintorni riuscissero quali ho al lettore descritte, e rimanessero oggetto alla nostra giusta ammirazione.

CAPITOLO VIII. I Templi.

Fede e superstizione — Architettura generale de’ Templi — Collocazione degli altari — Are ed altari — Della scelta dei luoghi — Tempio di Venere — Le due Veneri — Culto a Venere Fisica — Processione — Descrizione del tempio di Venere in Pompei — Oggetti d’arte e iscrizioni in esso — Jus luminum opstruendorum — Tempio di Giove — I Sacri Principii — Tempio d’Iside — Culto d’Iside — Bandito da Roma, rimesso dopo in maggior onore — Tibullo e Properzio — Notti Isiache — Origini — Leggenda egizia — Chiave della leggenda — Gerarchia sacerdotale — Riti — Descrizione del tempio d’Iside in Pompei — Oggetti rinvenuti — Curia Isiaca — Voltaire e gli Zingari — Tempio d’Esculapio — Controversie — Descrizione — Opinioni sulla sua destinazione — Ragioni perchè abbiasi a ritener di Mercurio — Descrizione del tempio — Tempio della Fortuna — Venerata questa Dea in Roma e in Grecia — Descrizione del suo tempio — Antistites, Sacerdotes, Ministri — Tempio d’Augusto — Sodales Augustales — Descrizione — Pitture, Monete — Tempio di Ercole e di Nettuno — Detto anche tempio greco — Descrizione — Bidental e Puteal — Tempio di Cerere — Presunzioni di sua esistenza — Favola — I Misteri della Dea Bona e P. Clodio — Il Calcidico era il tempio di Cerere? — Priapo — Lari e Penati — Cristianesimo — Ebrei e Cristiani.

Quanto sono venuto fin qui dicendo ha indubbiamente già indotto nel lettore la convinzione che Pompei, se non avanzasse le altre città del romano impero nel sentimento religioso e nel culto superstizioso, certo non ne fosse ad alcun’altra seconda. Egli ricorda come al tempo della trasformazione di Pompei in militare colonia, assumesse l’appellativo di Colonia Veneria, per ciò appunto ch’essa si fosse posta sotto la speciale tutela di Venere Fisica e ricorda i speciali tabernacoli e numi esposti nelle sue vie, gli amuleti ed emblemi contro il fascino sulle case e botteghe scolpiti od in mostra; cose tutte codeste le quali attestano come la fede religiosa commista alla superstizione, colla quale anzi non era che un tutto, non fosse l’ultima delle qualità degli abitanti di questa città. Più innanzi, favellando delle Case e dell’Arti, accadrà eziandio di far cenno di immagini e storie di numi pinte sulle pareti delle prime e di statue grandi e piccole in marmo od in bronzo rinvenute in ogni parte, di cappellette consacrate ai Lari ed ai Penati nelle principali abitazioni e saranno altrettanti argomenti che ribadiranno e l’opinione non solo che ho più sopra enunciata circa le credenze pompeiane, ma più ancora mostreranno i costumi essenzialmente collegati alla teogonia in tutto l’orbe romano.

Io nel dire, in questo capitolo, de’ Templi, nel visitarne le rovine, necessariamente verrò segnalando qual culto si avessero peculiari divinità: pur non lasciando per ultimo di constatare, come, malgrado le nessune reliquie trovate del culto cristiano, la nuova credenza si fosse tuttavia insinuata in Pompei ed avesse la sua luce di verità e di libertà balenato alla mente di qualcuno; come non fosse unicamente una trovata di fantasia quella dell’inglese Bulwer e del nostro Vecchi l’avere introdotto ne’ rispettivi loro libri episodj di neofiti cristiani.

Premetto per altro alcune generali e brevi considerazioni, che reputo opportune a farsi una giusta idea delle ragioni di tanti e disparati culti e della molteplicità de’ templi; e come in altri argomenti, anche in questo della religione, Pompei riassumerà la storia dell’intero mondo romano.

Il politeismo era la religione dominante di questo mondo romano, e Roma, la capitale a cui traevano sudditi e stranieri d’ogni parte dell’universo, ospitava i numi di tutte le nazioni e ne accoglieva tutte le superstizioni; laonde si possa a buona ragione affermare ch’essa fosse il tempio comune de’ suoi sudditi e fosse stata concessa la cittadinanza a tutti gli Dei del genere umano.

La politica degli imperatori e del Senato, per riguardo alla religione, era felicemente secondata dalle riflessioni della parte illuminata dei loro sudditi e da’ costumi della parte superstiziosa. I diversi culti religiosi che si osservavano nel mondo romano erano tutti considerati dal popolo come egualmente veri; dal filosofo come egualmente falsi e dai magistrati come egualmente utili. Di tal modo la tolleranza produceva non solo una scambievole indulgenza, ma eziandio una religiosa concordia.

E che io dica cose veraci, me ne fa fede Petronio quando esclama:

«Nessuno crede cielo il cielo, nè stima punto Giove[159]» e Giovenale in questi esametri: