La carrozzella va, vola, guizza fra la vettura blasonata e l’omnibus, fra i carri e il curricolo campestre, sbiadita immagine del pittoresco curricolo antico messo omai in abbandono, fra un gruppo di persone ed un altro impedimento, senza che mai urti od offenda, perocchè i cocchieri di Napoli, a parte la foggia del loro vario vestire, che talvolta accusa l’avanzo del lazzarone, sono i primi cocchieri del mondo.

Essi han per altro una caratteristica tutta propria: rado o mai avverrà ch’essi, come i cocchieri d’altrove e come ne sarebbe il dovere, si accontentino della mercede che loro si dà. Avreste voi generosamente a pagar quattro volte quella portata dalla tariffa, che vi direbbero egualmente, sporgendo la mano e come un ritornello:

Uscellenza, per la bottiglia?

Un inglese faceva un giorno l’eguale rilievo davanti a’ suoi amici napoletani, i quali forse per pudore municipale, richiamavanlo in dubbio. L’inglese fido al vezzo del suo paese, propose, a prova del proprio assunto, una scommessa e fu accettata. Entrò adunque nella prima carrozzella che gli occorse, ed al suo fianco sedette uno di quegli amici. Tennero breve la corsa: l’inglese, giunto al luogo che aveva designato, scendendo, porgeva cinque franchi al cocchiere, cioè più di otto volte quel che doveva secondo la tariffa; ma non per questo il cocchiere, portando la mano al cappello, ristava dall’abituale domanda:

— Uscellenza! per la bottiglia! — e la scommessa fu vinta dall’inglese.

In ricambio questi valenti automedonti, come tutti i buoni figli di quel popolo, sono passivi ai più acerbi rimbrotti, anche se talvolta essi vengano commentati col rovescio della mano. Esempio. Un forestiero, al par di me, si era fatto accompagnare in carrozzella alla stazione della strada di ferro per andare a Pompei. Là venuto a contesa col cocchiere, che pretendeva essere stato impiegato a servizio d’ora e non di corsa, si era lasciato andare ad applicargli uno schiaffo, quasi a perorazione della sua filippica: il cocchiere si tenne allora per pago e se ne andò. All’ora del ritorno, alla ferrovia le carrozzelle attendevano numerose gli arrivati, i cocchieri facevano chioccare la scuriada, urlavano le loro proferte. Fra di essi vi era pure il cocchiere della contesa del mattino, il quale vista la sua pratica vivace, lieto del rivederla, come fosse una conoscenza amica, per adescarlo ad entrare di nuovo nella sua carrozzella,

— Signorino, gridò; uscellenza, venite qui! Io sto quello quaglione (ragazzo) de lo schiaffo di stamattina.

Il richiamo non riuscì vano: il forestiere sorrise a quel nuovo genere di raccomandazione, lui preferì e riparò così il troppo lesto suo procedimento del mattino.

Ora ritorno alla mia carrozzella.

Percorremmo con essa Santa Lucia, passammo dinanzi il Real Palazzo e il Gran Teatro e per la Porta del Carmine, famosa un dì per l’insurrezione di Masaniello, uscimmo alla stazione della ferrovia che da Napoli, passando per Pompei, mette capo ad Eboli.