L . CÆCILIVS
PHOEBVS . POSVIT
L . D . D .[206]
Diversi oggetti di non dubbio interesse ed attinenti il culto si rinvennero del pari, come lettisterni di bronzo, su cui era inteso si assidessero le divinità in certe feste; lampade, lucerne, pàtere, lebeti, turiboli, accerre, prefericoli, simpuli, mallei, secespiti, cultri, litui, crotali, aspergilli[207], utensili tutti religiosi, aghi augurali per iscrutare entro le viscere delle vittime, e sistri, istrumenti, questi ultimi specialmente in uso nelle cerimonie isiache, come anche nel dipinto della Dea in questo tempio trovato su d’una parete, si vede stringere un sistro nella destra, e del quale perchè caratteristico di questo culto, e perchè spesso si riscontri accennato nelle poesie e negli scritti antichi, convien che ne dica qualche parola.
Già vedemmo, citando Tibullo, come il poeta ricordasse la sua Delia agitare e rintronar l’aria de’ sistri in onore di Iside, e questo istrumento di argento o di bronzo che certo non poteva rendere alcuna armonia, ma solo un suono acuto che congiunto alla grossolana tibia, appellata chnoue nell’Egitto, ed al muggito del bove Api, produceva quell’orribil frastuono che Claudiano espresse in questi versi imitativi:
Nilotica sistris
Ripa sonat phariosque modos Ægyptia ducit
Tibia, submissis admugit cornibus Apis[208].
Nè vanno obbliate la statua di Venere Anadiomene in marmo, qui del pari trovata posata su d’un pilastro, avente le braccia, il collo e l’ombelico dorato, e quelle di Bacco e di Priapo in marmo greco; non inutile osservazione codesta, perocchè tenga a provare come il tempio sacro ad una divinità non escludesse i simulacri di altre. Sul plinto della statua di Bacco, che era lo stesso che presso gli Egizi Osiride, si legge questa iscrizione:
N . POPIDIVS . AMPLIATVS
PATER . P . S[209].
Passando alla sala de’ Misteri, voglionsi riguardare alcune pitture, ma più ancora l’iscrizione nel pavimento di mosaico che così suona:
N . POPIDI . CELSINI
N . POPIDI . AMPLIATI
CORNELIA . CELSA[210].