Non entrerò pure in disquisizioni mitologiche, trattando di parecchi Esculapii esistiti; ma mi giova per altro combattere qui l’opinione di coloro che vorrebbero questo nume proveniente d’altra regione che dalla Fenicia. Sanconiatone, venerando scrittore dell’antichità, afferma questa sentenza ch’io reco, e dichiarandolo figlio di Sydic e di una delle Titanidi, lo presenta qual fratello dei Cabiri o grandi dei, come significa il loro nome orientale, anzi il più distinto di tutti sotto il nome di Esmuno.

Secondo lo stesso Sanconiatone, la Titanide madre d’Esculapio era Astarte bellissima Dea; secondo Ovidio, nei Fasti, è Arsinoe; comunque sia, Esculapio essendo fra gli Dei Cabiri, mi persuade ognor più che i Pompejani gli avessero dedicato un tempio, perchè provenienti essi da’ Pelasgi, od anche da’ Greci, i Dioscuri o Cabiri, che ho già detto altrove essere una cosa sola[212], vi erano in grande venerazione. Or come conciliare cosifatta somma venerazione col non avere essi in Pompei alcun tempio, se questo di cui tratto non era sacro ad Esculapio?

Un’altra ragione io deduco dall’aver veduto in sommo onore in Pompei il culto d’Iside. Venuto questo, come superiormente dissi, dall’Egitto, poteva essere stato parimenti recato quello d’Esculapio dall’Egitto, ove i Fenicj il portarono e dove ottenne d’essere adorato, forse più che presso ogni altro popolo, perchè, secondo l’autorità di Ammiano Marcellino, gli Egizj vantavansi che questo Dio più d’ogni altro popolo li onorasse di sua presenza[213].

Narra la favola come Esculapio inventasse un gran numero di salutari rimedj, unisse la chirurgia alla medicina, e accompagnando Ercole e Giasone nella spedizione della Colchide, prestasse grandi servigi agli Argonauti. E aggiunge che non contento di risanare i malati, risuscitasse anche i morti; onde Plutone l’avesse a citare davanti al tribunale di Giove, lagnandosi che l’impero dei morti si fosse notabilmente diminuito e corresse rischio per lui di rimanere interamente deserto; di modo che Giove irritato avesse con un colpo di fulmine a uccidere Esculapio, il quale vendicato poi da Apollo, ottenesse quindi gli onori divini[214]. Questo ammesso, si capisce perchè i medici lo eleggessero a propria divinità tutelare.

Certo è che Pausania e Diodoro Siculo ne fan sapere come gli ammalati traessero in folla ne’ templi di questo Dio, ond’essere dalle loro infermità risanati; d’ordinario vi passassero la notte e allorquando avevano ricevuto qualche sollievo o guarigione, vi lasciassero delle immagini rappresentanti le parti del loro corpo che erano state guarite.

È questa allora altra particolarità che vale d’argomento non lieve a ritenere questo piccolo tempio pompejano sacro ad Esculapio, appunto per i numerosi ex voto, piedi e mani ecc. che Bréton conferma esservisi rinvenuti.

Se non che, dopo tutto, con maggior probabilità potrebbe questo delubro essere stato ad un tempo stesso sacro ad Esculapio e a Giove e Giunone, da che si ponga mente che in uno stesso giorno si celebrava a queste tre divinità ed a Giano dai Romani la festa. Nel Kalendarium, che dicesi d’Ovidio, il quale venne stampato in capo a molte edizioni delle opere di tal poeta e riprodotto pur da Heinzius nella nitidissima edizione di esse fatta nel secolo scorso a Parigi da J. Barbou e ch’io pure posseggo, Kalendarium che ha molta attinenza coi Fasti dell’illustre Poeta, m’accadde appunto di constatare tale particolarità consegnata nel primo di gennajo sotto questa precisa rubrica: A. Kal. Januari; Jani festum, Junonis, Jovis et Æsculapii. Così potrebbe essere allora ogni differenza conciliata, collo ammettere, cioè, che sacro fosse il tempio in questione a tutte e tre queste divinità.

Tale delubro era ipetro, per dirla con termine greco, o subdiale con parola latina, vale a dire scoperto, e le mura già rivestite di stucco, ora sono affatto scrostate. Si ascende al santuario per nove gradini; doveva avere colonne, scomparse affatto, e nel centro dell’area sta una grand’ara di tufo ornata di triglifi dorici, di buon gusto, e che taluni paragonano al celebre sarcofago trovato a Roma ne’ sepolcri degli Scipioni, conservato ora nel museo del Vaticano. Il santuario poi aveva il pavimento di mosaico e le pareti erano tutte quante istoriate di pitture, di cui appena è rimasta qualche traccia.

Tempio di Mercurio.

Come per gli altri templi pompeiani, così anche per questo piccolo tempio, che dal suo principio, cioè dalla scoperta fattane nel 1817, ebbe dalla Direzione degli Scavi la designazione di Mercurio, per una statuetta che di questo Dio fu tosto rinvenuta, si affaticarono gli archeologi a supporvi altra destinazione. Il prof. Garrucci[215] lo volle consacrato ad Augusto, senza per altro ristare davanti all’esistenza in Pompei d’un altro tempio sacro allo stesso divinizzato imperatore, pur da lui riconosciuto nel Panteon di cui fra poco avrò a dire. Altri poi il pretesero sacro a Quirino.