Questi ultimi almeno si fecero forti nella opinione loro della iscrizione tutta guasta rinvenuta su d’un piedistallo in vicinanza delle porte del tempio e che il celebre storico ed archeologo tedesco Mommsen, tanto benemerito de’ nostri patrii studj, ha creduto di potere ristabilire e leggere in questo modo[216].

ROMVLVS MARTIS
FILIVS VRBEM ROMam
CondidIT ET REGNAVIT ANNOS
Duo de quADRAGINTA ISQVE
Primus dux DVCE HOSTIVM
Acrone rege CAENINENSIVM
interfECTO SPOLIA opima
Iovi FERETRIO CONSECRavit
RECEPTVSQVE IN DEORUM
NVMERVM QVIRINVS APELLATVS EST[217].

Se non che non può essere questa una perentoria ragione che prodursi voglia ad accogliere siffatta opinione, da che elevandosi questo tempio nel mezzo del lato orientale del Foro, dal quale non è separato che da un angusto vestibolo, il piedistallo e la statua di Romolo che vi sarà stata sopra, potessero servire di decorazione al Foro stesso, senza quindi aver relazione alcuna col prossimo tempio. «D’altronde, osserva opportunamente Dyer, siccome un’altra iscrizione simile relativa ad Enea, si trovava al lato opposto, è evidente ch’esse hanno appartenuto a due statue di questi personaggi. Del resto non è una iscrizione di questa specie che sarebbe stata collocata sotto la statua d’una divinità»[218].

Quando invece si rifletta che Pompei era, come feci notare in addietro più volte, navale di molto momento, ossia porto marittimo importante e commerciale, doveva esser più che giusto che i Pompeiani avessero in onore e in venerazione il Dio de’ commercianti e de’ naviganti, oltre a tutti gli altri attributi che la superstizione pagana gli concedeva e che Ferrante Guisoni compendiò in questi versi:

Quasi in cotal maniera Erme celeste

Guida a’ nocchier, ritrovator dell’arti,

Scala al sommo Fattore, e delle Muse

Amico ed oratore e cortigiano,

Accorto trafficante e ne’ cammini

Dubbj scorta fedele....