Aniano, nelle sue annotazioni al codice teodosiano, ricorda le medicæ juratæ, le medichesse giurate, che non erano che levatrici autorizzate a studiare medicina.
A Pompei la medicina doveva trovarsi presumibilmente non impari ne’ progressi a quella di Roma. Lo si può dedurre almeno dalla moltiplicità ed esame degli stromenti chirurgici ritrovati negli scavi, che appunto per essi fu assegnata ad una casa, scoperta nel 1771, la denominazione di Casa del Chirurgo nella via Domiziana, a fianco della casa detta delle Vestali.
Questa casa abbastanza grande ha tredici camere, talune adorne di pitture e con pavimenti in mosaico. Nel fondo, a destra dello xisto, vi è una camera sulle cui pareti è dipinta la Toeletta di Venere, egual soggetto trattato così stupendamente dal morbido e grazioso pennello di Guido Reni. Pur dalle pareti di queste sale furon tolti altri dipinti rappresentanti un pittore che dipinge un busto, una testa, una Baccante ed una quaglia, che si depositarono, come tutte le altre cose pregevoli di Pompei e d’Ercolano, al Museo Nazionale.
Ma all’argomento mio importa tener conto adesso e parola dei suddetti arnesi chirurgici, che vi si ritrovarono.
Nella più vasta sala dell’abitazione, che verosimilmente doveva essere la sala anatomica e la scuola di medicina, ben quaranta stromenti di chirurgia si rinvennero, e quantunque si riconoscano di piuttosto grossolana fattura, se si paragonano agli odierni, lavorati con tutta la finitezza e talvolta con eleganza, riescono tuttavia assai interessanti, riscontrandosene pure taluni che rassomigliano molto ai moderni, ed altri di diverso disegno e per usi che non si sanno forse indovinare.
Con siffatta scoperta si è conosciuto che cosa mai fossero le cucurbitæ o cucurbitulæ, usate in medicina, rammentate pur da Giovenale in questo verso:
Jam pridem caput hoc ventosa cucurbita quærat[245]
e si comprese che se dovevano essere coppette fatte della scorza di questi frutti, o piccole zucche, potevano essere anche di bronzo, siccome queste trovate in Pompei. Fu inteso egualmente meglio, anche il passo di Celso, che allude a ventose di bronzo e di corno[246]. — Queste ventose pompejane sono a foggia di mezze ampolle con quattro buchi, che solevansi otturare con creta, che poi si levava onde distaccarla dalla pelle che il vuoto aveva attratto. Si riconobbe eziandio lo strumento per saldare le vene, gli scalpelli escissorii a guisa di picciole punte di lancetta da una parte e dall’altra aventi il malleo per la frattura delle ossa; le spatule di diverse forme; gli specilli concavi da un lato e dall’altro a forma d’oliva; un catetero bucato colla sua guaina mobile; un unco per estrarre il feto già morto; ami, aghi, forbici dentate a guisa di tenaglia, circini escissorii, bolselle a denti, sonde urinarie, lancette, bisturi, siringhe auricolari, seghe, coltelli ecc. tutti del rame più puro, con manichi di bronzo e riposti in astuccio pur di rame e di bosso. I soli bottoni per l’applicazione de’ cauterj erano in ferro.
A chi ne voglia sapere di più consiglio ricorrere alla dotta dissertazione di Louis Choulant: De locis Pompejanis ad rem medicam facientibus, Leipzig 1823, ed alla descrizione illustrata da disegni del cav. Leonardo Santoro di Napoli, inserta nelle Memorie dell’Accademia di Napoli: non che al trattato edito nel 1821 a Parigi dal dottor Savensko di Pietroburgo, e da cui risulta che già si conoscessero a’ tempi di Pompei strumenti chirurgici che si credono invenzione de’ nostri giorni, e che pur allora si possedessero mezzi dall’arte chirurgica che non son oggi neppur sospettati.
Cesare Cantù poi ricorda[247] che all’accademia di Parigi fossero dal signor Scouteten presentati i seguenti strumenti, dissotterrati a Pompei ed Ercolano: una sonda curva, una dritta, pei due sessi e per bambino; la lima per togliere le asprezze ossee; lo specillo dell’ano e dell’utero a tre branche; tre modelli di aghi da passar corde o setoni; la lancetta ed il cucchiajo, di cui i medici si servivano costantemente per esaminare la natura del sangue dopo il salasso; uncini ricurvi di varia lunghezza, destinati a sollevar le vene nella recisione delle varici; una cucchiaja (curette) terminata al lato opposto da un rigonfiamento a oliva, all’uopo di cauterizzare; tre ventose di forma e grandezza diversa; la sonda terminata da una lamina metallica piatta e fessa, per sollevare la lingua nel taglio del frenulo; molti modelli di spatule; scalpelli a doccia piccolissimi per legare le ossa; coltelli dritti e convessi; il cauterio nummolare; il trequarti; la fiamma dei veterinarj per salassare i cavalli; l’elevatore pel trapanamento; una scatola da chirurgo per contenere trocisci e diversi medicamenti; pinzette depilatorie, pinzette mordenti a denti di sorcio, una a becco di grua, una che forma cucchiajo colla riunione delle branche; molti modelli di martelli taglienti da un lato; tubi conduttori per dirigere gli stromenti cauterizzanti.