Fa riscontro al Fauno, il Narciso, statuetta trovata in una povera casuccia, ed è d’una grazia tutta particolare e nell’atteggiamento scorgesi come stia in ascolto della Ninfa Eco. La sua testa piega da una parte, come appunto farebbe chi sta ascoltando voce che giunga da lontano, teso ha l’orecchio, e il dito rivolto verso dove la voce muove. L’espressione non poteva essere più felicemente côlta.
Il Sileno finalmente, più recentemente trovato dal comm. Fioretti, è ancora più perfetto, se è possibile; quantunque pel soggetto si mostri rattrappito e curvo. Era pur desso decoro d’una fonte: ciò che ne fa ragionevolmente supporre che dunque nell’interno delle camere vi fossero ancora maggiori preziosità di quelle ritrovate, se così all’aperto si tenevano siffatte maraviglie.
Molte opere peraltro della statuaria pompejana accusano la decadenza dell’arte, come infatti al tempo della catastrofe della città l’arte romana se ne andava degenerando nel barocco. E fu in questo tempo che alle statue prevalsero i busti, l’abbondanza de’ quali segna appunto il nuovo periodo della decadenza cui si veggono spesso aggiunte le spalle, parte del torace e talvolta le mani e qualche panneggiamento. Peccano questi assai sovente d’esagerazione, ma in ricambio conservano l’individualità. Sempre a’ giorni del decadimento si fecero busti di più marmi e colori, l’una parte nell’altra innestando, massime gli occhi e le vesti.
Marco Bruto. Vol. II. Cap. XVIII. Belle Arti.
Per completare quanto è attinente alla scultura nel suo più esteso significato, dovrei dire delle gemme. Qualche cenno ne ho fatto non ha guari più sopra, parlando della glittica, e per non entrare in maggiori particolari, ai quali assai si presterebbe il Museo Nazionale di Napoli, per quanti oggetti si raccolsero negli scavi d’Ercolano e Pompei, mi basti riassumerne in concetto generale il discorso; che cioè anche in questo ramo dell’arte i Romani furono dapprima imitatori de’ Greci, adottandone i soggetti e desumendoli da fatti patrizii, sempre però con espressione allegorica. Ho già pur detto che in seguito, nell’epoca del risorgimento, Italia predominò tutte le altre nazioni nella perfezione di quest’arte. Impiegavasi questa principalmente nel lavoro di anelli e sigilli, de’ quali, come dissi in questa mia opera, usavasi moltissimo e però di pompejani se ne hanno molti: e la glittica poi conta inoltre fra’ suoi capolavori una maravigliosa coppa nel Museo napolitano summentovato.
Gneo Pompeo. Vol. II Cap. XVIII. Belle Arti.