Checchè ne sia, se recente consideravasi a’ tempi di Plinio il Vecchio l’introduzione in Italia del musaico, questo si presenta nondimeno fiorentissimo d’un tratto e grande nelle opere pompejane.

Gli scavi offrirono saggi appartenenti a tutte le epoche di progresso di quest’arte, e in ognuno si manifesta una prodigiosa fecondità d’invenzione negli artisti della Magna Grecia, e chi si assunse di riprodurli con disegni ne ammanì interessantissimi volumi.

Non è possibile dunque occuparmene qui per ricordarli tutti; solo mi restringerò a dire de’ più importanti.

Un musaico quadrato di circa cinque piedi e tre pollici, fu rinvenuto nella casa detta di Pane, rappresentante un genio alato che a cavalcion d’un leone si inebbria. L’espressione del fanciullo è mirabile, come mirabile è la mossa del leone: la cornice a foglie, a frutti ed a maschere teatrali compiono la perfetta esecuzione.

Un altro di forma circolare, di sette piedi di diametro, trovato nella casa appellata del Centauro, rappresenta allegoricamente la Forza domata dall’Amore, in un leone ricinto da alati amori che gli intrecciano di fiori la fulva chioma. Nella parte superiore del musaico vedesi una sacerdotessa che fa una libazione; nella parte inferiore stanno l’una di fronte all’altra due donne sedute. Se non il disegno, che lascerebbe desiderj, l’esecuzione e l’effetto de’ colori sono sorprendenti.

Nella casa detta di Omero, nel tablinum si trovò un musaico istoriato raffigurante un choragium, o luogo in cui si facevano le prove teatrali, come già sa il lettore, per quel che ne ho detto nei capitoli intorno ai Teatri. Sono diverse figure in piedi, attori che stanno intorno al corago, o direttore, che li sta istruendo, il manoscritto della commedia alla mano. Un tibicine soffia nelle tibie, come accompagnando la recitazione del corago, perocchè paja veramente che ogni teatrale rappresentazione fosse dal suon delle tibie secondata. Vi hanno maschere disposte per gli attori e uno sfondo pure interessante: il tutto condotto con una rara maestria.

Nella stessa casa detta di Omero, sulla soglia si vide un musaico rappresentante un cane incatenato colla leggenda CAVE CANEM. Si raccoglie da tal lavoro artistico come all’usanza comune presso i Latini di tenere alla porta della casa un vero cane, quasi a custodia di essa, si fosse sostituito in tempi più civili una pittura del cane, eseguita in musaico e collocata, varcato appena il limitare, sul suolo colla suddetta leggenda; o altre parole, composte pure in musaico, bastassero, come SALVE, giusta quanto si vede nella casa delle Vestali, o SALVE LVCRV, ecc. consuetudine quest’ultima che vediamo copiata in molte case signorili de’ nostri giorni.

Ma eccoci alla casa del Fauno. In essa, ove già trovammo sorgere dal mezzo dell’impluvium la stupenda statuetta in bronzo che forma altra delle opere più preziose degli scavi, si rinveniva altresì nel tablinum un musaico quadrato incorniciato da una greca assai corretta e dipinta a svariati colori, nel cui mezzo è un leone, che in uno stupendo scorcio, sembra stia per islanciarsi, così da incutere spavento a chi lo guarda. È a rimpiangere che sia assai danneggiato.

Nella stessa casa v’ha inoltre la maraviglia di quest’arte del musaico, la giustamente famosa Battaglia d’Arbela, o di Isso, o il passaggio del Granico che si voglia ritenere, che per grandezza, invenzione ed esecuzione sorpassa quanti musaici si conoscano finora. Mette conto che qui ne dica più largamente che non degli altri.

Anzitutto noto che esso misura un’altezza di otto piedi e mezzo, e una larghezza di sedici piedi e due pollici, senza calcolare il fregio, che a mo’ di cornice circonda il soggetto; onde hassi a ragione a proclamarlo per il più grande musaico conosciuto.