M . HOLCONIO . M . F . RVFO
II . VIR . I . D . QVINQVIENS
ITER . QVINQ . TRIB . M . A . P .
FLAMINI . AVG . PATR . COL . D . D .[80]
Al medesimo personaggio, cioè a Marco Olconio Rufo figlio di Marco, ed a Celere Olconio esiste altra iscrizione sulla scena, da cui è manifesta come a loro spesa fossero stati eretti a decoro della colonia una cripta, che è la summentovata torre quadrata onde conservare l’acqua pel teatro, un tribunale, che è quello sulla via del tempio di Iside in seguito a’ propilei del Foro Triangolare, di cui ho già parlato a suo luogo, e questo teatro:
MM . HOLCONI RVFVS ET CELER
CRYPTAM TRIBVNAL THEATRVM
S . P .
AD DECVS COLONIÆ[81].
Benemerita la famiglia degli Olconj di Pompei e della colonia per tante publiche opere, terrò conto pur di questa iscrizione ritrovata in questo teatro, allo stesso M. Olconio Celere dedicata e scolpita in marmo:
M . HOLCONIO CELERI
D . V . S . D . QVINQ . DESIGNATO
AVGVSTI SACERDOTI[82].
Sotto la seconda cavea dovevano trovarsi tre statue, delle quali due esser dovevano indubbiamente degli Olconii, Celere e Rufo, alla cui spesa erasi eretto il teatro.
Una particolarità poi offre l’orchestra del teatro tragico in un piedistallo, o piuttosto altare, su cui, a norma della costumanza greca, — e della Grecia molti usi osservavansi, più che altrove dell’orbe romano, in Pompei, — sacrificavasi a Bacco prima di dar principio allo spettacolo. Chiamavasi con greco vocabolo thymele o thimela, θυμελη, e serviva altresì ad altri usi, come anche di monumento funebre, o di qualunque altro oggetto richiesto nella rappresentazione drammatica, nascondeva il suggeritore che stava di dietro, mentre il suonatore di flauto (tibicen) e qualche volta il capo del coro prendevan posto su quello. In un teatro strettamente romano non v’era thymele, perchè ivi l’orchestra fosse interamente destinata ad accogliere gli spettatori, al pari della nostra platea[83].
Al sommo di ciascuna sala eranvi le porte, vomitoria, cui si giungeva per mezzo di corridoi e scale praticate internamente.
Il proscenio presenta sette nicchie semicircolari per i tibicini e nella parte anteriore corre tutto per il lungo quella cavità dell’hyposcenium, da cui sorgeva l’aulæum, o sipario della tragedia.
Altre particolarità non si notano che il Gran Teatro distinguano dall’Odeum, ove non s’eccettui la prospettiva della scena ch’era costituita da tre ordini di colonne, l’uno sull’altro, con eleganti basi e capitelli di marmo e sei statue saviamente collocate. Sembra che anche questo publico edificio fosse stato ben danneggiato dal tremuoto del 63 e che si trovasse nel momento della catastrofe del 79 in istato di riparazione, perocchè la scena che evidentemente doveva essere rivestita di marmi ed altre decorazioni, se ne presenti ora affatto spoglia. Delle tre porte ordinarie che la scena si aveva, e che qui sono maestose, aperta quella di mezzo, secondo l’uso, nel fondo di un emiciclo, chiamavasi regia, perchè di là uscivano i principali personaggi della tragedia: le due laterali appellavansi hospitalia. Fiancheggiano la porta di mezzo due nicchie che contenevano le statue di Nerone e di Agrippina.