Anfiteatro di Pompei. Vol. II, Cap. XIV.
D’altronde, sempre rispettando le ragioni, che potranno essere eccellenti e che sono sostenitrici di diversa sentenza, sembrami che se il minor teatro non avesse dovuto servire che ai soli bisogni ed alle prove del Gran Teatro, non vi sarebbe stato mestieri, nella costruzione, di praticarvi tutte le parti, sia per gli spettatori, che per gli attori; perocchè, come più d’una volta ho in queste pagine osservato, non escluse le altre minori particolarità attinenti l’assistenza de’ magistrati e de’ maggiorenti, i due teatri non differiscono che leggermente tra loro nella forma, e sensibilmente solo nella capacità e nella magnificenza. La scena allora e l’orchestra avrebbero bastato: della cavea, delle tribune e degli altri accessorj, evidentemente, destinati al concorso del pubblico, se ne sarebbe fatto senza.
Del resto io pure non ricusai al minor teatro pompejano il nome di Odeum, congiuntamente a quello di Teatro Comico, perchè non ignorassi, ed avessi anzi a dire, che se dapprima per Odeum si intendesse quel piccolo teatro con un tetto convesso costruito da Pericle in Atene per gli spettacoli di musica, stando a quanto ne scrissero Plutarco[108] e Vitruvio[109]. Ed ebbi a notare altresì come in progresso di tempo questo nome si avesse ad estendere anche in Italia, per designare ogni piccolo teatro coperto di un tetto (tectum), come in questo senso l’usò Svetonio, quando nella vita di Domiziano assicurò aver questo Cesare restaurato un Odeum[110]: Item Flaviæ templum gentis, et stadium et odeum, et naumachiam, e cujus postea lapida maximus circus, deustis utrimque lateribus, extructus est[111]. D’altra parte io ebbi ad ammettere pure che l’Odeum pompejano potesse servire non alla commedia soltanto, ma alle musicali rappresentazioni benanco, ai concorsi poetici, alle filosofiche disfide ed agli spettacoli d’inverno.
CAPITOLO XIV. I Teatri. — L’Anfiteatro.
Introduzione in Italia dei giochi circensi — Giochi trojani — Panem et circenses — Un circo romano — Origine romana degli Anfiteatri — Cajo Curione fabbrica il primo in legno — Altro di Giulio Cesare — Statilio Tauro erige il primo di pietra — Il Colosseo — Data dell’Anfiteatro pompejano — Architettura sua — I Pansa — Criptoportico — Arena — Eco — Le iscrizioni del Podio — Prima Cavea — I locarii — Seconda Cavea — Somma Cavea — Cattedre femminili — I Velarii — Porta Libitinense — Lo Spoliario — I cataboli — Il triclinio e il banchetto libero — Corse di cocchi e di cavalli — Giuochi olimpici in Grecia — Quando introdotti in Roma — Le fazioni degli Auriganti — Giuochi Gladiatorj — Ludo Gladiatorio in Pompei — Ludi gladiatorj in Roma — Origine dei Gladiatori — Impiegati nei funerali — Estesi a divertimento — I Gladiatori al Lago Fùcino — Gladiatori forzati — Gladiatori volontarj — Giuramento de’ gladiatori auctorati — Lorarii — Classi gladiatorie: secutores, retiarii, myrmillones, thraces, samnites, hoplomachi, essedarii, andabati, dimachari, laquearii, supposititii, pegmares, meridiani — Gladiatori Cavalieri e Senatori, nani e pigmei, donne e matrone — Il Gladiatore di Ravenna di Halm — Il polpo e il diritto di grazia — Deludia — Il Gladiatore morente di Ctesilao e Byron — Lo Spoliario e la Porta Libitinense — Premj ai Gladiatori — Le ambubaje — Le Ludie — I giuochi Floreali e Catone — Naumachie — Le Venationes o caccie — Di quante sorta fossero — Caccia data da Pompeo — Caccie di leoni ed elefanti — Proteste degli elefanti contro la mancata fede — Caccia data da Giulio Cesare — Un elefante funambolo — L’Aquila e il fanciullo — I Bestiarii e le donne bestiariæ — La legge Petronia — Il supplizio di Laureolo — Prostituzione negli anfiteatri — Meretrici appaltatrici di spettacoli — Il Cristianesimo abolisce i ludi gladiatorj — Telemaco monaco — Missilia e Sparsiones.
Io credo avesse ragione davvero il grande Oratore Romano, quando, scrivendo ad Attico, gli dicesse che delle ventiquattro ville che possedeva quelle di Tusculo e di Pompei, gli andassero meglio a genio: Tusculanum et Pompejanum valde me delectant; e l’avesse Fedro, lo scrittor di favole, di rifugiarsi in Pompei dalle ire e persecuzioni di Tiberio e di Sejano; e Seneca di rammentare a Lucilio, come una delle più care e sorridenti reminiscenze della sua vita il soggiorno fatto nella sua giovinezza, in questa bella ed allegra città campana.
Che avreste voluto infatti di più? qui alla salubrità ed alla purezza dell’aere, alla mitezza e mollezza del clima, alla feracità della terra, alla verzura dei monti, al bell’azzurro del cielo e del mare, si aggiungevano ricreazioni e diletti d’ogni maniera, sì che nulla si avesse a invidiare per ciò alle delizie dell’Urbe, senza per avventura contare gli inconvenienti di essa. Noi vi abbiam trovato un Odeum o teatro per la commedia e per i musicali concerti; vi abbiam visitato il teatro maggiore per la tragedia: meco invito ora il lettore ad ammirarvi l’anfiteatro destinato a que’ giorni ai ludi gladiatorii ed alle cacce delle belve feroci.
Gli è uno de’ più bei monumenti antichi del genere e se per vastità non da mettersi in concorrenza coll’anfiteatro Flavio o Colosseo di Roma, nè con quelli di Verona e di Pola nell’Istria che ci rimangono; poteva tuttavia ben esser capace di ventimila spettatori, considerevole ampiezza certamente, se non si perda di vista ch’esso servisse ad una città che sappiam di terz’ordine e la cui popolazione non poteva eccedere il numero de’ trentamila abitanti.
Prima d’entrarvi meco, investighiamo, amico lettore, insieme le origini di siffatti pubblici e grandiosi ritrovi e dei ludi a cui giovavano essi: è così buona la storia alla tua lodevole curiosità e all’indole degli studj nostri!