Ai lati della scena ed al disotto de’ vomitorii o porte che mettevano all’orchestra, sonvi due podii o tribune, a cui si giunge per quattro gradini praticati di dietro. Il podium in un anfiteatro o circo o teatro, era un basamento alto circa sei metri dal suolo dell’arena destinato ad essere occupato dall’imperatore, da’ magistrati curuli e dalle Vestali, che sedevano quivi sopra i loro seggi d’avorio. Svetonio e Giovenale ne fanno menzione[8].
La scena poi, misurata da Bréton di 17.m 50, è assai bene conservata, è formata di mattoni e di opera reticolata di tufo rivestita di marmo bianco.
Il proscenium, o intero spazio del palco rialzato, chiuso fra il muro permanente della scena di dietro e l’orchestra di fronte, e che con moderno vocabolo diremmo palcoscenico, non appare così profondo come ne’ moderni teatri; nel mezzo di esso, in sito più elevato, sorgeva il pulpitum, o alta e lunga predella su cui gli attori stavano quando recitavano i loro dialoghi, o discorsi.
Vitruvio, parlando dei pulpito, che i Greci appellano λογεῖον, avverte essersi esso usato già ristretto in Grecia, meno altrove, e però colà i tragici e comici recitavan sulla scena, gli altri attori tutti nell’orchestra; onde hanno in greco diverso nome, gli uni di scenici, gli altri di timelici[9], forse sonatori codesti ultimi, se decomponendo la parola, troviamo che essa significhi sollevar l’animo annojato, dove pur non derivi da Hymele, con che si designava l’inno di Bacco.
In questo primo senso avrei avuto ragione anch’io, se imitando l’esempio greco, ebbi a chiamare orchestra il luogo che è destinato nei nostri teatri a’ suonatori.
Davanti al pulpitum, scorgasi ancora nell’ammattonato, al posto che ne’ moderni teatri serba la ribalta dei lumi, un incavo correre tutto lungo la scena, nel quale stava il cilindro a cui s’avvolgeva l’Aulæa od Aulæum, che era la tappezzeria o cortina, che faceva le veci dell’odierno sipario, ornata di figure ricamate su di essa, il più spesso rappresentanti storici fatti e paesane vittorie, come raccogliesi dal seguente passo delle Metamorfosi d’Ovidio:
Sic ubi tolluntur festis aulæa theatris,
Surgere signa solent, primumqne ostendere vultus,
Cætera paulatim; placidoque educta tenore
Tota patent, imoque pedes in margine ponunt[10].