Importa che io qui traduca una nota che Bréton appone a queste interessanti iscrizioni.

«Queste iscrizioni, scrive egli, presentano un enigma assai difficile a sciogliere. Che vogliono esse dire queste parole PRO LVD, pro ludis? Si è creduto dover tradurre per i giuochi, e scorgere quindi nell’iscrizione la menzione dei giuochi che venivan celebrati nell’anfiteatro[124] da certi magistrati. Questa interpretazione sarebbe stata accettabile, se nella terza iscrizione non si trovassero le parole PRO LVD . LVM . che il P. Garrucci legge pro ludorum luminatione, per l’illuminazione dei giuochi, e Mommsen pro ludorum luminibus; per i lumi dei giuochi. Questa spiegazione non essendoci sembrata in tutto soddisfacente noi abbiamo consultato uno de’ nostri dotti colleghi, il signor Léon Rénier, noto per gli studj speciali che ha fatti dell’epigrafia antica. I nostri lettori saran lieti di trovar qui le sue risposte, delle quali abbiamo creduto adottare le conclusioni così ben motivate.

«L’interpretazione del P. Garrucci, e quella di Mommsen, dice Léon Rénier, proverebbero, se si fosse costretti d’attenervisi, che si davan dei giuochi con illuminazione nell’anfiteatro di Pompei, ciò che non mi pare da ammettere. Ecco come io interpreto il passo dell’iscrizione: Marcus CANTRIVS, Marci Filius MARCELLVS duum VIR PRO LVDis LVMinatione, CVNEOS III Faciendos Curavit EX Decreto Decurionum. PRO LUDis, LVMinatione, cioè in luogo dei giuochi e dell’illuminazione, ch’ei doveva dare nell’occasione della sua elezione alle funzioni di Duumviro. L’elissi della congiunzione et non ha nulla che debba sorprenderci: era essa di regola nello stile epigrafico. (Ved. Morcelli, De Stylo inscr. p. 4486 ed. Rom.) Gli onori municipali si pagavano ordinariamente con giuochi, spettacoli, distribuzioni di sparsioni, ecc.: spese improduttive che si scontravano talvolta come qui, con altre spese equivalenti il cui effetto era più durevole. In una iscrizione di Djemilah (l’antica Colonia Cuiculitanorum), che io ho pubblicato in una memoria che fa parte dell’ultimo volume della Società degli Antiquari di Francia, si vede un magistrato di questa città erigere una basilica, in luogo d’uno spettacolo di gladiatori ch’ei doveva dare. Si potrebbero citare molti esempi analoghi.

«Le interpretazioni del P. Garrucci e di Mommsen sono affatto congetturali; la mia si appoggia sopra esempj che mi sembrano concludenti. Il primo ne è fornito da un’iscrizione di Roma edita dal Fabretti Inscript. Domestic. p. 243 n. 556, e da Orelli p. 3324, la quale termina così: POPVLO VISCERATIonem GLADIATORES DEDIT LVMINAtionem LVDOS Junoni Sospitæ Magnæ Reginæ SOLIS FECIT.

«Il secondo si trova in un’iscrizione della raccolta di Muratori pl. 652. n. 6, nella quale si legge:

..... VS . SPORTVLAS ITEM FIERI ET
..... PVERIS NVCES SPARGI DIE Suprascripto ET
LVMINATIONE

«Quest’ultima iscrizione è un’iscrizione funeraria, nella quale non v’ha questione nè di giuochi nè di spettacoli, ciò che mi fa pensare che in quella dell’anfiteatro di Pompei non vi sia connessità fra le parole LVD e LUM; queste parole designano due spettacoli differenti, che i nuovi magistrati dovevano dare al popolo e da cui un decreto dei decurioni gli aveva dispensati, loro imponendo l’obbligo di applicare alla costruzione dell’anfiteatro una somma almeno equivalente a quella ch’essi avevano così economizzata»[125].

Per quanto ragionate codeste conclusioni, non mi so risolvere ad accettarle; perocchè fin quando io trovi, come in questa iscrizione di Marco Cantrio, che cuneos tres faciendos curavit, che, cioè, veggo menzionata un’opera, allora ben posso spiegarmi il pro ludis del modo che interpretò Rénier, vale a dire in sostituzione dei giuochi; ma quando trovo il pro ludis come nell’iscrizione

M . OCULATIUS M . F . VERVS II VIR PRO LUDIS

che ho riferita nel Capitolo precedente del Teatro Comico e che stava sulla soglia del medesimo in lettere di bronzo, senz’altra indicazione che m’additi cosa siasi dato o fatto in luogo dei giuochi, allora mi è permesso di dubitare che l’interpretazione di Rénier abbia sciolto l’enigma e di credere piuttosto che possa intendersi il pro ludis, come magistrato sopra i giuochi, cioè sovrintendente degli spettacoli.