E tanto più mi confermo in ciò, in quanto io non abbia rinvenuto autorità che mi convinca che gli spettacoli dati dai nuovi magistrati, fossero un verace obbligo inerente alla loro nomina; anzi che una liberalità, quantunque forzata, e che però potesse intervenire decreto di decurioni a sostituire ad una spesa obbligatoria un’altra spesa.

Ritornando ora alla difesa del podio, vuolsi osservare come anche un canal d’acqua vi corresse lungh’esso; onde così non fosse permesso alle fiere di accostarvisi di troppo.

La cavea era regolata e distribuita del modo stesso che accennai, parlando de’ teatri, nei capitoli antecedenti, partita cioè in tre zone col mezzo di due gallerie. La più bassa riserbata, come pur testè ho detto, ai principali magistrati, ai capi della colonia, a’ sacerdoti e sacerdotesse ed il posto che ognun d’essi occupava sopra i gradini era circoscritto in due linee col corrispondente numero distinto in rosso; e quel numero doveva corrispondere alla tessera che si presentava entrando all’impiegato denominato Locarius, o pigionante di sedili. Il quale occupava prima i posti negli spettacoli, o li accaparrava per cederli poi a chi giungesse tardi, contro determinato prezzo.

L’affaccendarsi di costui era singolarmente per le dame, imitate pur dalle moderne, che ultime sempre giungevano allo spettacolo, trattenute dalle lunghe e studiate toelette; onde il nostro Savioli, facendo allusione nella sua Ode Il Teatro a siffatta consuetudine, cantava:

Tardi ai roman’ spettacoli

L’altera Giulia venne,

Ma i primi onor del Lazio

Su l’altre belle ottenne.

Marziale, ne’ suoi epigrammi, parla di questi locarii nel verso:

Hermes divitiæ locariorum[126];