Un Ottavio, od un Onesimo, procuratore, poichè gli scrittori non sanno leggere che questi due nomi sotto la lettera O della seguente iscrizione, così annunzia una caccia, venatio, che darebbe a’ 29 di ottobre la famiglia gladiatoria di Numerio Popidio Rufo, che a’ 20 Aprile si alzerebbero le antenne, mala, ed i velarii, vela, nell’anfiteatro.
N . POPIDI
RVFI . FAM . GLAD . IV . K . NOV . POMPEIS
VENATIONE ET . XII . K . MAI
MALA . ET . VELA . ERVNT
Q . PROCVRATOR . FELICITAS .[128]
Si argomenta da tale avviso che i velarii si rizzassero nell’anfiteatro appena che il caldo incominciasse vivamente a farsi sentire e a dar fastidio la sferza del sole e che, se si credeva avvertire una caccia gladiatoria, ancorchè lontana, perchè più spettacolosa, non toglieva che prima si facessero altri minori divertimenti nell’anfiteatro; senza di che non avrebbe senso il dirsi che si rizzerebbero antenne a vele nell’aprile, per una caccia che dovesse seguire sei mesi nell’ottobre.
L’altro manifesto che si lesse su d’un muro della Basilica si esprime così:
N . FESTI AMPLIATI
FAMILIA . GLADIATORIA . PVGNA . ITERVM
PUGNA . XVI . X IVN VENAT . VELA.[129]
Or bene, nel cornicione dell’anfiteatro sì avvisano ancora alcune pietre aventi dei fori, ne’ quali si infliggevano le aste od antenne (mali, o mala come è scritto nella surriferita iscrizione) a cui venivano raccomandati i capi del velario e le funi che lo sostenevano.
Abbiam veduto superiormente come alle due estremità della elissi dell’anfiteatro vi fossero due porte: noterò ora che un’altra più piccola ve ne fosse, la quale era detta Libitinense, il cui scopo avverrà di conoscere più avanti, parlando de’ gladiatori.
Per questa porticina entravano poi le bestie feroci, le quali, per l’angustia di essa, non avrebbero potuto ritornare indietro o volgersi dai lati. Una cameretta vi è presso, forse lo spoliario, luogo nel quale i gladiatori uccisi venivano spogliati delle loro armi e delle loro vestimenta, come troviam ricordato in Seneca ed in Lampridio[130]: in essa si trovarono le ossa d’un leone. Questa circostanza e l’altra che già ricordai di eguali avanzi di leoni rinvenuti nelle vicinanze avvalorano l’affermazione di chi scrisse che il cataclisma sorprendesse i Pompejani intenti ai giuochi dell’anfiteatro. Per lo meno ci provano che recenti ne dovessero essere stati i divertimenti.
In quanto a me, non sono alieno del dividere l’opinione di coloro che osservarono che il novissimo giorno fosse pure un dì a’ ludi circensi destinato, confermandone altresì il fatto d’essersi trovati verso l’ingresso e ne’ corridoi dell’anfiteatro sei scheletri, a fianco di essi due braccialetti, due anelli, una moneta ed altri frammenti d’oro, quattro belle monete di bronzo, un involto di drappi ed una lampada. Perchè avrebbero dovuto rinvenirsi questi scheletri e questi oggetti in luogo ordinariamente chiuso, oltre che all’estremità della città, se non per essere stato in quel giorno aperto a pubblico divertimento? Non si potranno ad ogni modo per questi dati abbastanza significanti, avere per sognatori coloro che la detta opinione sostennero.
Altre piccole camere vi sono ai lati delle due porte principali ed erano i cataboli, o stalle in cui le belve attendevano d’essere lanciate nell’anfiteatro.