Dum numerat palmas, credidit esse senem[131].

L’interessamento generale, la division delle opinioni, il parteggiar di tutti per questa o quella fazione d’auriganti, e le scommesse furon tali e tante, che parve fino un delirio. Giovenale così della fazion Prasina attesta la propria simpatia e predilezione:

Totam hodie Romam circus capit et fragor aurem

Percutit, eventum viridis quo colligo, panni[132];

e più tardi a’ tempi di Giustiniano, per la contenzione delle fazioni Prasina e Veneta, tanta nacque sedizione in Bisanzio che il monaco Zonara, nel suo libro Degli Imperatori Greci, scrisse essersene occasionata la strage di quasi quarantamila uomini; d’onde poi si avesse ad abolire la designazione delle fazioni.

I vincitori nelle corse de’ giuochi circensi, proclamati per tali dal Pretore, come ne ammonisce Giovenale in que’ versi:

. . . . similisque triumpho

Præda caballorum Prætor sedet[133],

uscendo dalla porta trionfale del circo fra le ovazioni frenetiche del popolo, colle palme raccolte e della corona di lentischio recinta la fronte, spesso assisero conviva alla mensa imperiale.

Passo rapido ora da questo subbietto, perocchè fosse, a mio sentimento, mal propria l’arena dell’anfiteatro pompeiano a siffatto genere di ludi, e vengo invece più distesamente a dire de’ gladiatorj, che tutto attesta essere stati assai frequenti in Pompei.