Ed è a questo punto ch’io pongo dapprima la descrizione del Ludo Gladiatorio che esisteva e che venne discoperta dagli scavi in Pompei.

Ma non pensi il lettore ch’io m’intenda parlare di quella taberna, che da parecchie Guide vien detta la Scola dei Gladiatori, la quale fu scoperta il 12 aprile 1847 ed a cui valse un tale titolo unicamente perchè nell’esterno di essa si trovò un’insegna dipinta che rappresentava un combattimento di gladiatori. L’angustia di questa esclude assolutamente ch’essa potesse servire allo scopo al quale si vorrebbe destinata, poichè la scuola de’ gladiatori suppone che abbia un locale atto all’esercizio della scherma e capace di contenere, oltre i duellanti, anche il lanista, o loro maestro. Ora una tale taberna non era atta a tanto. Più probabile è invece ch’essa appartenesse a qualche theatropola, o impresario di pubblici spettacoli, il quale vi tenesse ricapito per la vendita delle tessere teatrali, o per l’allestimento dei ludi o per l’ingaggio dei gladiatori. Tale insegna, comunque difesa da un piccolo tetto, è pressochè tutta omai cancellata: sotto di essa vi si lesse in addietro la seguente iscrizione:

ABIAT (HABEAT) VENERE (VENEREM) POMPEIIANA (M) IRADAM (IRATA)
QVI HOC LAESERIT[134].

Queste scorrezioni di dizione ci rivelano però il linguaggio volgare e l’approssimazione fin d’allora all’italiano.

Ma del resto farò osservare che il soggetto dell’insegna non può in alcun modo forzarci a ritenere a qualunque costo che la taberna dovesse aver un’attinenza coll’arte gladiatoria e con ispettacoli, da che sembri che il combattimento di due gladiatori fosse tema assai frequente delle insegne, se Orazio, nella satira settima del Lib. 11, potè lasciare scritto:

. . . . . atque ego, cum Fulvi, Rutubæque,

Aut Placideiani contento poplite miror

Prœlia, rubrica picta aut carbone: velut si

Re vera pugnent, ferient, vitentque moventes

Arma viri[135].