Et linguam et mores et eum tibicine cordas
Obliquas, nec non gentilia tympana secum
Vexit et ad Circum jussas prostare puellas.
Ite, quibus grata est picta lupa barbara mitra.[150]
Orazio, prima ancora di Giovenale, aveva le ambubaje ravvolte tra la spregevole canaglia, nella Satira II del Lib. 1.
Ambubajarum collegia, pharmacopolæ,
Mendici, mimi, balatrones; hoc genus omne
Mœstum ac sollicitum est cantoris morte Tigelli.
Quippe benignus erat[151].
Le quali Ambubaje vogliono essere distinte dalle Ludie, che erano bensì donne che ballavano e recitavano in pubblico, ma non nei circhi e anfiteatri, sibbene nei teatri, come l’uomo ludius, che vedemmo nell’antecedente capitolo. Ricordo per altro qui ancora le ludie in altro senso, perchè più tardi infatti esse significassero le mogli de’ gladiatori, essendo che la scuola di costoro si appellasse, come ho già più d’una volta notato, ludus. Giovenale ancora in questo senso parla della ludia, nella Satira VI.