Iunctam Pasiphaën Dictaeo credite tauro,
Vidimus: accepit fabula prisca fidem.
Nec se miratur, Cæsar, longaeva vetustas:
Quidquid fama canit, donat arena tibi[154].
Per l’eguale ragione che mi parve dover intrattenere il lettore de’ Giuochi Florali, credo qualche parola consacrare eziandio agli spettacoli di Naumachia.
La circostanza d’essere Pompei città in riva al mare, siffatti spettacoli davanti all’imponente maestà della pianura equorea sarebbero apparsi così meschini, da non eccitare interesse di sorta; e però non posso ritenere che naumachie si tentassero mai nell’anfiteatro pompeiano. La misura della sua elissi non credo fosse tampoco propria a congeneri ludi. Se tal sorta quindi di divertimento da magistrati o doviziosi si fosse voluto dare, siccome d’altronde per lo più gli spettacoli dati da costoro erano, come vedemmo, gratuiti, avrebbero a teatro eletto il mare stesso e con sicurezza di miglior effetto.
Non era così altrove e massime in Roma. Che le naumachie fossero nei gusti de’ maggiorenti e del popolo non può recarsi in dubbio; superiormente trattando de’ Gladiatori, menzionai quella offerta da Claudio sul lago Fùcino. Svetonio, nel dire di essa, ricorda la particolarità che si vedessero l’una contro l’altra urtarsi una flotta di Sicilia ed un’altra di Rodi, composta ciascuna di dodici triremi, fra lo strepito della tromba d’un tritone d’argento che un congegno praticato nel mezzo del lago faceva a un tratto scattar fuori[155].
Naumachia, derivanda dalle due voci greche ναῦς, nave, e μαχη, pugna, esprime già di per sè il proprio significato. A questi navali combattimenti si trovò modo di dar luogo, facendo entrare ne’ teatri, a mezzo di celati condotti, le acque, e così vi si poterono far figurare mostri marini, flotte e simulate battaglie di navi.
Lo Storico de’ Cesari summentovato fa cenno della naumachia data da Nerone in Roma, dove pare si fosse all’uopo eretto apposito luogo, ed anzi, se si vuole stare a Frontino, nell’opera sua sugli Acquedotti, sin cinque o sei naumachie si sarebbero contate nel circondario di Roma. In quella adunque offerta da Nerone si videro appunto nuotare nell’acqua marina de’ mostri: exhibuit naumachiam, marina aqua innantibus belluis[156]. Un’altra battaglia navale ne rammenta, data nella vecchia naumachia da Tito, con intervento di Gladiatori[157] ed una ancora offerta da Domiziano[158]. Era forse di quest’ultima che Marziale intese parlare nel 31 Epigramma del lib. degli spettacoli, e la quale egli chiamò superiore a tutte le antecedenti:
Quidquid et in Circo spectatur et Amphiteatro