Dives Caesarea præstitit unda tibi.
Fucinus et pigri taceantur signa Neronis:
— Hanc norint unam sæcula Naumachiam[159].
Il suddetto storico Svetonio attribuir vorrebbe ad Ottaviano Augusto il vanto d’essere stato il primo a dare ai Romani spettacolo di un finto combattimento navale in un bacino scavato appresso al Tevere[160]; ma Servio, scoliaste di Virgilio, ne ammonisce avere i Romani, al tempo della prima guerra Punica, istituita la naumachia, dappoichè si fossero accorti che le nazioni straniere avessero nelle pugne navali non leggiero valore[161].
Ma forse prima d’Augusto queste naumachie potevano limitarsi ad esercitazioni de’ classiarii, o militi appartenenti alle flotte, nell’intento appunto di addestrarli a’ navali combattimenti, e solo averli poi questo Cesare ordinati a pubblico divertimento.
Ma basti intorno ad esse.
Or mi resta a parlare delle cacce di animali, venationes, che si davano così spesso negli anfiteatri romani e che sì frequenti pure ci dicono i surriferiti affissi seguissero in quello di Pompei.
Desiderosi coloro che davano gli spettacoli di solleticare con isvariate illecebre gli appetiti del publico, immaginarono, a rendere più interessanti queste cacce, di convertire l’Arena in selva, presentando, cioè, la più illudente immagine delle cacce germaniche, che si volevano arieggiare. Facevasi dunque a tale intento sollevare ne’ boschi da’ soldati delle grosse piante fino dalle radici e trasferire nell’Anfiteatro, dove confitte nel suolo e assicurate con travi e sovrapposta la terra si mutava l’arena in una foresta. Nè l’arena così conformavasi soltanto, ma anche i cataboli, stanze di custodia, da cui, come da antri e spelonche, sbucavano, quasi da’ naturali lor covi, le fiere. La natura era pertanto fedelmente imitata.
E quel che in Roma facevasi ed era in voga, afferma Giusto Lipsio essersi nelle provincie subitamente emulato, e le caccie dovevano però tosto adottarsi e suscitare il più vivo interesse.
In due maniere si compivano queste cacce: o facendo combattere fra loro le fiere, o facendole combattere con gladiatori o con condannati. Eranvi però delle volte in cui per la rarità dell’animale, che non si voleva uccidere, limitavansi ad ammaestrarlo facendolo passare avanti gli spettatori, o stretto in catene, ovveramente chiuso in una gabbia. Le cacce più consuete, perchè meno dispendiose, erano di orsi e cinghiali. Erano straordinarie e di lusso quelle di leoni, elefanti, pantere ed altre belve rare.