I combattimenti degli animali vorrebbe Seneca che avessero luogo per la prima volta in Roma, nel settimo secolo di sua fondazione, al tempo di Pompeo. Questi medesimo, nella inaugurazione del suo teatro, fece combattere nel circo gli elefanti, che Plinio dice essere stati in numero di venti, e i quali diedero tal prova d’intelligenza da destare perfino la compassione: strana cosa in vero, da che non la sapessero eccitare gli uomini in quel tempo! Così Cicerone infatti parla di quelle feste scrivendone a Marco Mario, alleato di sua famiglia:

«Per cinque giorni v’ebbero stupende cacce, e chi lo nega? Ma un uomo serio qual piacere può avere dal vedere o un uomo debole sbranato da una fortissima belva, o una superba fiera trapassata da un cacciatore? L’ultimo giorno comparvero gli elefanti, di cui il volgo e la turba fecero le maraviglie: ma voluttà non vi fu, anzi destò una tal qual compassione e si pensò che quell’animale avesse una cotale affinità colla stirpe umana»[162].

Ma Seneca nella summentovata sua sentenza è smentito da altri non meno autorevoli scrittori. Tito Livio, a cagion d’esempio, ne fa sapere che, fin dall’anno 568 della fondazione di Roma, Marco Fulvio celebrasse giuochi che passarono famosi nella storia, per compiere un voto fatto nella guerra d’Italia, e ne’ quali si fecero combattere pantere e leoni: et venatio data leonum et pantherarum[163].

Diciasett’anni dopo, cioè nel 585, gli edili curuli P. Cornelio Scipione Nasica e P. Lentulo, per la guerra contro Perseo, facevano combattere nei giuochi del Circo sessantatrè tigri, e quaranta orsi ed elefanti. Quinto Scevola, nel 689, fe’ combattere leoni; e Lucio Silla, per la prima volta, due anni dopo, offrì combattimento di cento leoni, della varietà che si chiamava giubbata, o colla chioma non ricciuta.

Lucio e Marco Lucullo, essendo essi pure edili curuli, nel 678, fecero combattere elefanti contro tori, per aizzare i quali ultimi conveniva far uso del fuoco, come Marziale ci avverte:

Qui modo per totam flammis stimulatus, arenam,

Sustulerat raptas taurus in astra pilas,

Occubuit tandem cornuto ardore petitus,

Dum facile tolli sic elephanta putat[164].

Passata questa caccia di tori, combattuta però dagli uomini, come nelle altre provincie dell’orbe romano, così eziandio nella Spagna, anche quando la civiltà tolse affatto di mezzo questi barbari divertimenti, essa non se ne volle disfare non solo, ma tanto la smania delle caccie del toro si è innestata al suo costume, che pure a’ nostri giorni si continui tra la frenesia di pubblici entusiasmi, i plausi e le dimostrazioni di leggiadre dame; e toreros e matadores, picadores e banderilleros e tutto il gregge gladiatorio insomma che partecipano a queste se la campano egregiamente e son ben anco tenuti in conto. Si potrebbero in oggi citare più nomi di celebri toreri, come a Roma in antico si ripeteva da ognuno il nome de’ più famosi gladiatori, conservati poi alla memoria de’ posteri dagli storici e da’ poeti.