Ma rivengo a dire delle caccie romane.

Cento orsi della Nubia e cento cacciatori venuti dall’Etiopia combatterono l’anno 693 per cura di Domizio Enobarbo edile; e tre anni dopo, Marco Emilio Scauro, tra’ vari altri giuochi circensi, quello spettacolo offerì pure dello scheletro di enorme cetaceo, lungo quaranta metri, più alto di un elefante indiano, che si spacciò dai ciurmadori essere stato quello medesimo al quale era stata esposta Andromeda: un ippopotamo, che Plinio afferma essere stato il primo veduto in Roma, di cinque coccodrilli e di centocinquanta tigri di ogni specie.

Ritornando sulla caccia data agli elefanti sotto Pompeo, che Plutarco dice essere riuscito uno spettacolo di spavento, Dione Cassio reca le seguenti particolarità, che piacemi riferire. «Si fecero combattere con uomini armati 18 elefanti; gli uni perivano nel combattimento, altri più dopo; perchè il popolo anche in onta a Pompeo, ebbe pietà di alcuni, quando li vide fuggire colpiti di ferite, percorrenti l’arena, colle trombe dirette verso il cielo e mandando lamentevoli grida: il che fece credere che essi non agivano così per avventura, ma che attestavano coi loro barriti la violazione della promessa fatta loro con giuramento nel trasportarli dall’Africa, e che imploravano la vendetta celeste. Si narra veramente che essi non avessero consentito a salire sulle navi, se non dopo che i conduttori ebbero loro promesso con giuramento di preservarli da qualunque duro trattamento. Il fatto è certo, o non l’è? È quanto ignoro.»

Del resto si sa, soggiunge Mongez, che tal passo riporta pure in una sua memoria, di cui mi son valso, che gli antichi credevano che gli elefanti avessero un’anima intelligente, e tale opinione si è conservata fra i popoli dell’India.

In questi giuochi da Pompeo dati per cinque giorni, a solennizzare la dedica del suo teatro, fra le molte fiere cacciate nel circo, oltre i suddetti elefanti, Plinio ricorda seicento leoni, dei quali trecentoquindici giubbati, e quattrocentodieci tigri d’ogni specie.

Giulio Cesare nel 708 volle superare nella magnificenza de’ suoi giuochi quelli dati dal suo emulo e mostrò per la prima volta in Roma le giraffe e i combattimenti dei tori e fe’ comparire nel circo due eserciti composti di fanti, di cavalieri e di elefanti. «Si diedero cacce per cinque giorni, scrive Svetonio, e per terminare lo spettacolo si divisero i combattenti su due schiere composte ciascuna di cinquecento fanti, di venti elefanti e di trecento cavalieri, si fecero combattere gli uni contro gli altri»[165].

Succedutogli Augusto, a lui si volle dar vanto d’aver fatto uccidere, a divertimento del popolo, tremila e cinquecento animali.

Sarebbe lungo soverchio parlare degli animali nostrali e addomesticati; ma si può argomentarlo dalla passione che si aveva per tali divertimenti. Non lascerò tuttavia di narrare come il più volte citato Plinio abbia scritto che nei giuochi dati da Germanico si vedessero alcuni elefanti moversi in cadenza a guisa di danzanti[166]; Svetonio in quelli dati da Galba comparissero elefanti funamboli[167], in quelli di Nerone, Sifilino dice di un elefante che salì sulla cima della scena, camminando sopra una corda e portando sopra di sè un cavaliere[168]; e Marziale parla dell’aquila addestrata a portar in sull’aria un fanciullo, nel seguente distico di un suo epigramma:

Æthereas aquila puerum portante per auras

Illæsum timidis unguibus hæsit onus[169]