e altrove sullo stesso fatto:

Dic mihi quem portes, volucrum regina? Tonantem[170]

perchè il fanciullo era vestito da Giove.

Le cacce e gli spettacoli gladiatorii si facevano nel circo nelle ore mattutine; ma, nell’814, Domiziano volle invertire l’ordine consueto e celebrò tali giuochi a notte, collo splendore delle faci; e Svetonio che ciò racconta nella vita di questo Cesare, aggiunge che in questi combattimenti di bestie e di gladiatori prendevano parte non uomini soltanto, ma femmine benanco[171].

Le caccie più ordinarie erano, giusta quanto già dissi, d’orsi e di cignali, come quelle più favorite e di cui anche in Pompei si ha argomento di prova per pitture e bassorilievi rinvenuti: e i cacciatori, venatores, vi figuravano a piedi ed a cavallo. Usavano costoro di apposita lancia, venebalum, dell’arco, arcus, dei cani, canes venatici.

Le lotte degli uomini colle fiere venivano eseguite da appositi gladiatori, designati piuttosto col nome di bestiarii e considerati meno de’ gladiatori proprii e spesso anche da infelici schiavi a ciò costretti da snaturati padroni. Dapprima si accordò a tale effetto ad essi elmo, scudo, spada o coltello e schiniere o schermi alle gambe; poscia, sotto il regno di Claudio, non si videro combattere che difesi da fasciature attorno alle gambe ed alle braccia armati di spiedo o di spada soltanto, con un brandello di stoffa colorata, il più spesso in rosso, nella manca mano.

Di queste caccie e lotte diverse coi diversi animali ci lasciò memoria ed intrattenne lungamente Marziale nel suo Libellus De Spectaculis: io non vi spicco ora che il seguente epigramma, il quale volge intorno alla pugna delle donne colle fiere, perchè si vegga come ne’ ludi gladiatorj il così detto sesso gentile, non pago pure di misurarsi cogli uomini in quegli esercizj efferati, non volesse anche nel resto rimaner addietro degli uomini in alcun modo:

Belliger invictis quod Mars tibi sævit in armis;

Non satis est Cæsar: sævit et ipsa Venus.

Prostratum Nemes et vasta in valle leonem,