Come visitando il Coliseo e gli anfiteatri di Verona e di Nola; così pure vedendo quello di Pompei, il quale ne è il meglio conservato, e che tutto ciò che ho in questa pagina brevemente passato in rassegna rammenta, dinanzi a cosiffatte superbe costruzioni, non puoi disgiungere dal sentimento d’ammirazione, quello della compassione per le miriadi di vittime umane che dentro di essi vennero sagrificate, e per la sciagurata condizione che è fatta dalla fortuna agli uomini d’essere gli uni di ludibrio e spettacolo agli altri, questi destinati a servire d’incudine, quelli a valer da martello.

CAPITOLO XV. Le Terme.

Etimologia — Thermæ, Balineæ, Balineum, Lavatrina — Uso antico de’ Bagni — Ragioni — Abuso — Bagni pensili — Balineæ più famose — Ricchezze profuse ne’ bagni publici. Estensione delle terme — Edificj contenuti in esse — Terme estive e jemali — Aperte anche di notte — Terme principali — Opere d’arte rinvenute in esse — Terme di Caracalla. Seguon le terme di Caracalla — Ninfei — Serbatoi e Acquedotti — Agrippa edile — Inservienti alle acque — Publici e privati — Terme in Pompei — Terme di M. Crasso Frugio — Terme publiche e private — Bagni rustici — Terme Stabiane — Palestra e Ginnasio. Ginnasio in Pompei — Bagno degli uomini — Destrietarium — L’Imperatore Adriano nel bagno de’ poveri — Bagni delle donne — Balineum di M. Arrio Diomede — Fontane pubbliche e private — Provenienza delle acque — Il Sarno e altre acque — Distribuzione per la città — Acquedotti.

Tra gli edifizi antichi che meglio attestino della grandezza e sontuosità romana e del costume, non nella sola capitale dell’orbe, ma dovunque le aquile latine ebbero a stendere il volo delle proprie conquiste, sono, a non dubitarne, le Terme.

Terme ebbe pure, e come no? Pompei; e gli avanzi che più innanzi esamineremo, ci varranno di conferma di quello che storicamente sto per dire intorno a tale argomento.

La parola dedussero i Latini dal greco vocabolo θέρμας, che letteralmente significherebbe sorgenti calde; quindi bagni d’acqua calda; fosse pur essa così prodotta dalla speciale qualità e natura del luogo, o fosse l’effetto di semplice calore artificiale. Terme vollero dire ben presto l’edifizio intero destinato appunto al servizio di bagni d’ogni genere, caldi o freddi, a vapore o ad acqua.

Sotto questo aspetto generico, il vocabolo, come facilmente si vede, ha un significato equivalente alle parole Balineæ e Balneæ; ma queste, per istabilirne il divario dalle Thermæ, riferisconsi piuttosto all’antica maniera di costruire e disporre uno stabilimento balneario; mentre dopo l’età d’Augusto, come osserva il Rich[179], quando i Romani ebbero volto il pensiero alle arti di pace, ed erogato ad abbellire la città capitale una parte di quelle ricchezze che provenivano dai tributi de’ loro estesi dominj, il nome Thermæ venne più particolarmente appropriato a quei magnifici stabilimenti modellati sulla pianta d’un ginnasio greco, ma costruiti anche in più splendide proporzioni e più vasti. Così avverrà di rinvenire negli scrittori usati i vocaboli Balineum e Balneum e questi per esprimere un bagno privato od una serie di stanze per bagni appartenenti a casa privata.

Nelle Balineæ eravi d’ordinario doppio appartamento per uomini e donne, vedendosi le eguali parti architettoniche di un lato egualmente riprodotte dall’altro: non così nel Balineum, del quale toccherò più d’una volta avanti, ricordando principalmente quello che fu riconosciuto in Pompei nella villa suburbana di Arrio Diomede. Solo avvertirò qui che più anticamente, a designare un bagno privato, venisse usata la parola lavatrina, da cui, nota Varrone, si fe’ per sincope la voce latrina, e poi si usò promiscuamente latrina per lavatrina, accordato poi nome di latrina tassativamente a quel luogo della casa ove confluiscono le immondizie di essa[180].

Nell’antichità più rimota ritrovasi adottato l’uso de’ bagni sì di acqua fredda, che di calda. Di questi ultimi quasi sempre parla Omero ne’ suoi poemi; dei primi fa pur cenno. Quando nell’Iliade fa che Diomede ed Ulisse sull’alba e di primavera si lavino nel mare per refrigerio di quella loro notturna impresa; e nell’Odissea quando rappresenta le donzelle, che accompagnavano la real fanciulla Nausica a lavarsi per diletto nel fiume. Ettore, ancor nell’Iliade, tramortito dal masso lanciatogli al petto da Ajace venne fatto rinvenire colle acque dello Xanto.

L’esercizio e il diletto de’ bagni entrarono perfino ne’ riti delle pagane religioni: perocchè queste di sovente consacrarono col loro sacro e venerato suggello quelle pratiche che la politica e l’igiene consigliavano a’ popoli, onde e in Egitto e in Grecia, e in Roma e presso le più barbare nazioni si introdussero nelle religiose cerimonie lustrazioni e purificazioni frequenti e si narri da Teofrasto che un cotale dominato da superstizione, mai non sapesse passeggiare la città che transitando avanti le publiche fontane non vi avesse a tuffare e lavare la testa.