Fin dal primo marzo 1749, lo che è dire intorno al principio degli scavi pompejani, come ne fa sapere l’illustre Fiorelli, nella sua Pompejanarum Antiquitatem Historia[193], lungo la via dei Sepolcri, nella casa che si dice di Cicerone, della quale ho già nei capitoli della storia favellato, si rinvenne nella nicchia d’un’ara una lapide, su cui fu letta la seguente iscrizione:
THERMAE
M. CRASSI FRVGI
AQVA MARINA ET BALN.
AQVA DVLCI IANVARIVS L.[194]
Fu questo il primo cenno delle Terme, ma queste terme nondimeno di Marco Frugio sono ancora un desiderio, che sperasi appagheranno i futuri scavi.
Invece nel luglio 1824, nella vicinanza del Foro civile si fece la preziosa scoperta delle Terme publiche, nelle quali, se non si ammira la magnificenza delle arti e la profusione della ricchezza e del lusso, trovasi in ricambio una semplicità ed una squisita eleganza. Secondo l’idea che ne fornii più sopra, direbbonsi queste piuttosto Balineæ che Thermæ, molto più se si pon mente alla poca ampiezza dello stabilimento, motivata dall’essere nel punto centrale e più frequentato della città, e dove per conseguenza il terreno indubbiamente doveva essere più limitato e costare più caro.
Ad ogni modo merita che ne somministri ogni particolarità.
L’edifizio aveva sei ingressi dalla strada, di cui i due principali davano uno sulla via del Foro e l’altro nella Piazza detta delle Terme. Tre servivano per i bagnanti, due per gli schiavi e pel servizio dello stabilimento e l’ultimo per le donne. È notevole che nessuno di questi ingressi fosse in linea diretta: ciò toglieva che le correnti d’aria penetrassero troppo vivamente nel luogo de’ bagnanti e forse impediva eziandio l’indiscrezione de’ passanti per la via summentovata dove s’aprivano anche le porte minori.
Presso ciascuno dei due ingressi principali eravi una latrina. Subito dopo il primo v’era un cortile circondato da un colonnato su tre lati, che formava una specie di Atrium. Lungo un lato di esso stavano sedili di sasso, scholæ, per chi stava aspettando quelli che uscivano dal bagno.
Sulla parete meridionale si lesse dipinto l’annunzio di una gran festa data nell’Anfiteatro, nell’occasione che venivano inaugurate le terme, a spesa di Gneo Allejo Nigidio Majo.
MAIO
DEDICATIONE PRINCIPI COLONIAE
FELICITER
THERMARVM MVNERIS CN. ALLEI NIGIDI MAI
VENATIO ATHLETAE SPARSIONES VELA ERVNT[195]
Dietro di essi era una camera appartata, in cui forse stava, se pur non era in quelle due camere laterali dei principali ingressi, nelle quali altri supposero esistere latrine, il balneator, o direttore del bagno, che riceveva il pagamento d’un quadrante o quarto di asse, se eguale devesi ritenere la misura in Pompei a quella che si pagava in Roma per accedere a’ bagni, giusta quel che ne disse Orazio nella satira terza del libro primo: