. . . . dum tu quadrante lavatum
Rex ibis[196].
Presso la seconda porta principale eravi un corridoio che riusciva all’apodyterium, che sappiamo essere la camera da spogliarsi, come suona la parola d’origine greca ἀποδυτήριον, dal verbo ἀποδύομαι, spogliarsi, detta anche più latinamente spoliatorium e spoliarium. Questo apodyterium pompejano ha opportunamente molte porte, quante cioè son le camere destinate ai bagni caldi e freddi alle quali appunto esso introduceva. Eranvi pure disposti sedili in muratura per comodo de’ bagnanti. In fondo stava la guardaroba, o stanza di custodia del vestiario che si deponeva durante il bagno, e vegliavasi dai capsarii. Anche in Roma ognuno che traeva alle terme doveva spogliarsi nell’apodyterium ed entrar nudo nelle altre località; savia precauzione tendente ad ovviare alle sottrazioni delle ricchezze in fregi, pietre preziose, oggetti di toeletta e dalle cento altre bazzicature occorrenti a tutte le operazioni attinenti i bagni.
Di contro stava il frigidarium o bagno d’acqua fredda: gabinetto ovale assai grazioso, con vasca circolare rivestita di marmo, sul cui bordo è un gradino per entrarvi: dallato il tepidarium, o come esprime la parola, la camera ad ambiente tiepido, così mantenuto da un braciere, foculare, che vi si rinvenne di bronzo e valeva a graduare la temperatura dal caldo al freddo, quando si passava dal caldarium, o camera termale che fiancheggiava appunto il tepidarium, all’aria aperta.
Talvolta però il balneante dal caldarium non s’arrestava nel tepidarium, ma transitandolo rapidamente, lanciavasi nel baptisterium del frigidarium, perocchè si avesse fede che ciò valesse a rendere florida ed a fortificare la pelle, come lo attestano i versi di Sidonio Apollinare:
Intrate algentes post balnea torrida fluctus,
Ut solidet calidam frigida lympha cutem[198]:
è l’odierno sistema idropatico, principalmente nei bagni russi.
Nel tepidarium pompejano si trovarono pure tre sedili di bronzo su cui sedevano indubbiamente gli avventori quando usciti dalla camera del bagno caldo si sottoponevano alla operazione dei tractatores, che erano schiavi adetti ai bagni, il cui ufficio era di stropicciare il bagnante finchè non fosse ben asciutto, di ben raschiarne la traspirazione della pelle fatta più abbondante dal vapore e i corpi eterogenei, a mezzo dello strigile, arnese ricurvo di ferro o di bronzo, il cui filo rendevasi talvolta più dolce linendolo d’olio, e le buone fortune dei quali sono rammentate da Giovenale, nella satira VI. alla quale rimando il curioso lettore; perocchè la parola italiana è alquanto più della latina pudica, e mal si presterebbe alla lestezza dell’acre e spregiudicato poeta satirico. Eranvi poi gli aliptes che dopo ungevano con unguenti odorosi e profumavano; e le pareti del tepidarium hanno piccole cavità tutto all’intorno che dovevano essere altrettanti ripostigli e di quelli stromenti e di quelli unguenti ed aromi.
Su quei sedili si lesse la seguente iscrizione: