A sinistra del destrictarium, in un lungo corridojo che dava su d’un viottolo, trovansi quattro camerette, solia, certo riserbate a bagni isolati, poichè vi si trovassero le rispettive vasche in muratura.

Le sale pei bagni delle donne, a cui entravasi per la via di Stabia, erano pur degne di attenzione. Una, a gran volta con eleganti opere in istucco e pavimento in marmi, serve a ricevimento ed ha proprie nicchie, in numero di ventinove, per gli olj, le essenze e le lampade per quando vi si veniva o se ne usciva di notte. Tutt’all’ingiro corre un sedile di materia laterizia, e doveva valere anche per apodyterium o spogliatoio.

Un’altra sala, circolare e pure elegante e con quattro nicchie per deporvi le vestimenta, ed una quinta per dar passaggio a un getto d’acqua, serviva pel bagno freddo; un’altra pel tepidario ed un’ultima pel sudatorium, ambe queste a suspensura per la circolazione del vapore. Dovevano avere stucchi e pitture, ma il loro deperimento non permette che riscontrarne qualche reliquia appena.

Sul muro del vestibolo che separa il bagno degli uomini da quello delle donne evvi una pittura in giallo, rosso e verde, che raffigura un’ara ed un serpe che le si avvicina, e tali sacri emblemi, secondo Dyer, sarebbero valsi come di divieto agli uomini di non avanzare nell’appartamento riservato alle donne.

Eguale sistema nella distribuzione dei locali, come nel loro uso che abbiam veduto adottato per le terme e pei bagni publici, seguivasi pure ne’ balinei, o bagni de’ privati.

Vediamo, a mo’ d’esempio, adesso il balineum appartenente alla villa suburbana di Pompei di Marco Arrio Diomede, e del quale m’ero riserbato di parlare nell’esordire di questo capitolo.

I bagni e loro pertinenze occupano un angolo ad una estremità dell’intero edifizio e vi si entrava dall’atrium mediante una porta. Immediatamente a destra è una cameretta, forse usata come sala di aspetto, o destinata fors’anco agli schiavi addetti a questa bisogna dell’azienda domestica. Più in là l’apodypterium era situato fra i bagni caldi e freddi, ed aveva un’entrata separata ad amendue.

Presso vi è un cortiletto triangolare coperto in parte da un colonnato, su due de’ suoi lati e nel centro vi era la piscina, o natatio pel bagno freddo. In prossimità dell’apodyterium era il tepidario, quindi la camera termale o calidarium, col laconicum all’estremità circolare, e all’altra estremità l’alveus, o bagno d’acqua calda.

V’è inoltre il serbatojo generale per l’alimentazione dei bagni, la cisterna dell’acqua fredda, il sito per la caldaja dell’acqua calda; non che quello per la fornace e la stanza ad uso degli schiavi che la servivano.

Ora l’ordine mi imporrebbe indagare se in questa città vi fossero ninfei; ma senza ritornare sulla questione del loro significato, poichè non se n’è finora precisato alcuno, noterò invece che diverse erano le fontane sparse per ogni parte della città. Già nel corso dell’opera m’avvenne di rammentarne qualcuna; ora completerò alla meglio il discorso intorno alle stesse.