Blandaque compositis abdere verba notis[199].
Ed anzi vuolsi citare al proposito di questo muto e inverecondo linguaggio, che anche i più licenziosi usassero del gesto assai più che della parola ad esprimere un lussurioso pensiero. Svetonio ci rammentò di Caligola che nell’atto di presentare la sua mano a baciare le desse una forma oscena: formatam commotamque in obscenum modum; e Lampridio, di quel mostro che fu Eliogabalo, che mai non si fosse permessa una parola oscena, anche allora che la esprimevano le sue dita: nec umquam verbis pepercit infamiam, quum digitis infamiam ostenderet. Non si comprende come si fosse adottata la frase parcite auribus, risparmiate le orecchie, ed egual reverenza non si fosse poi concessa agli occhi.
Se tale era la scostumatezza in publico, le scene più libidinose e tutte le evoluzioni della prostituzione compivansi nelle orgie e festini notturni, detti comessationes, o da comes, compagno, o da comedere, mangiare, e nelle quali perfino le coppe erano foggiate a phalli, e le ciambelle a figure oscene, e che però Cicerone mette a fascio cogli adulteri amori: libidines, amores, adulteria, convivia, commessationes[200]; ciò che per altro non tolse che egli pur non isdegnasse seder commensale, presso la greca cortigiana Citeride.
Come codeste orgie nuocessero a’ corpi non se lo dissimulavano; pur nondimeno non avrebbero saputo scompagnarne l’esistenza, chè loro non avrebbe sembrato di vivere senza di esse. Petronio, che fu, come già ne informai più sopra il lettore, il direttore della voluttà di Nerone, suggellò questo concetto nel seguente distico:
Balnea, vina, Venus corrumpunt corpora sana,
Et vitam faciunt balnea, vina, Venus[201].
In Roma le donne che trafficavano del loro corpo distinguevansi in meretrices e prostibulæ, e il grammatico Nonnio Marcello ne dà la differenza dicendo che la meretrice esercita con più decenza il mestiere non disponendo di sè che la notte; mentre la prostituta trae il suo nome dallo stare davanti al suo stabulum, o abitazione per mercanteggiarvi e di notte e di giorno. V’erano poi altre particolari distinzioni, come le prosedæ e le alicariæ che ponevansi, come Plauto ricordò, alle botteghe de’ panattieri:
. . . . . an te ibi vis inter istas vorsarier?
Prosedas, pistorum amicas, reliquias alicarias
Miseras scæno delibutas, servolicolas sordidas[202].