le blitidæ ch’erano della razza più vile, abbrutite dal vino e dalla dissolutezza, giusta il medesimo Plauto;
Blitea et lutea est meretrix, nisi quæ sapit in vino ad rem suam[203].
le bustuariæ che attendevano alla prostituzione nei cimiteri; le casoritæ, prostitute dei tugurii; le copæ o taverniere; le diobolæ che non domandavano più di due oboli o di un dupondio, le quadrantariæ perchè si contentavano d’un quadrante, ossia di qualunque vile moneta[204], e Quadrantaria appunto veniva, per cagion di dispregio e di sue lascivie, generalmente chiamata la sorella di Publio Clodio, che è la Lesbia che già conosciamo essere stata di Catullo; le foraneæ, campagnuole che venivano per vendersi alla città; vagæ, le erranti, summentanæ, quelle de’ sobborghi, ecc.
Per la prostituzione elegante, oltre le famosæ che già ricordai e potevan essere patrizie, madri di famiglia e matrone, come pur troppo ha già veduto il lettore, ve n’avevan di quelle fra costoro che si prostituivan ne’ lupanari sia per libidine, sia per denaro; v’eran ben anco le delicatæ che non si concedevan che ai cavalieri e ricchi d’ogni condizione.
Anzi sovente si stipulavano da codeste mantenute co’ loro amatori contratti di fedeltà a tempo, e la scritta che si redigeva a firmare da esse chiamavasi syngrapha ed anche syngraphus, perocchè in ambe le maniere io trovi questo libello così denominato dal medesimo Plauto nella sua commedia dell’Asinaria. Questo poeta e fedele dipintore de’ costumi di quelle basse classi, ne dà contezza del singrafo nella scena terza dell’atto primo di tale commedia:
ARGIRIPPUS
Non omnino jam perii: est reliquum quo peream magis,
Habeo, unde istuc tibi quod poscis dem: sed in legis meas
Dabo, ut scire possis, perpetuum annum hunc mihi uti serviat,
Nec umquam interea alium admittat prorsus quam me, ad se virum.