Signa pares aquilas et pila minantia pilis[17].

Più sopra ho ricordato che la legione aveva l’aquila per insegna, ed era essa d’oro o d’argento, inalberata su di un’asta e si figgeva, in terra, e quei che la portava dicevasi aquilifer. Il manipolo aveva la sua insegna: fu dapprima in un piccol fascio di fieno, posto sulla sommità d’una pertica, donde venne il nome di manipolo, come nota Ovidio nel Lib. III. de’ Fasti:

Illaque de foeno: sed erat reverentia foeno

Quantum nunc aquilas cernis habere tuas.

Pertica suspensos portabat longa maniplos

Unde Maniplaris nomina miles habet[18].

Più avanti fu sostituito il fascio di fieno da un’asta, con un traverso di legno alla sommità e su di esso una mano. Vi si misero anche imagini di numi, poi di imperatori, e l’adulazione vi fe’ collocare anche l’imagine di Sejano al tempo di Tiberio. I portatori di queste insegne furono chiamati imagiferi.

Ogni Centuria aveva la sua bandiera distinta, su cui ponevansi iscrizioni, o ricamavansi le figure dell’Aquila, del Minotauro, del cavallo o del cignale[19].

La cavalleria, alla sua volta, aveva in ogni turma un vessillo consistente in una picca con un traverso nella sommità, al quale s’accomandava un drappo su cui era tessuto a lettere d’oro il nome del generale[20].

Ogni parte del campo aveva a difesa una turma con tre manipoli, o una coorte con veliti, come si evince da Giulio Cesare, De Bello Civili[21]. Al quartiere de’ cavalieri v’erano i triarii, e Sallustio ci fa sapere che alla guardia del Console fosse un manipolo[22] ed una turma d’alleati straordinarii; a quella de’ legati fossero quattro astati ed altrettanti principi; a quella del questore tre.