Le guardie diurne di sentinella dicevansi excubiæ, quelle di notte vigiliæ. Tessera appellavasi la parola d’ordine, perchè consegnavasi alla sentinella una tavoletta di contrassegno in cui era scritto il manipolo al quale ciascuna guardia apparteneva e la veglia che gli toccava, come leggesi in Stazio:

Dat tessera signum

Excubiis positæ vices[23].

Venivano le sentinelle estratte a sorte dai tergoduttori e si conducevano avanti il tribuno di guardia: distribuite poi a’ rispettivi posti di guardia, vi venivano rilevate a suon di corno[24]. Un soldato, chiamato tesserario, riceveva dai tribuni la tessera al tramontar del giorno, e nella quale era scritto il motto, ed egli alla sua volta la consegnava, in presenza di testimoni, al suo manipolo od alla turma.

Marco Porcio Catone, sulla fede di Festo, insegna che Procubitores si chiamassero poi que’ soldati armati alla leggiera, che facevano di notte la scolta dinanzi agli alloggiamenti, quando questi erano vicini a quelli dei nemici.

Anche allora v’erano istromenti militari, de’ quali valevasi in diverse occasioni la milizia: la buccina, corno di caccia proprio dapprima de’ pastori, era stata poscia adottata negli eserciti; onde Properzio così notò tal passaggio:

Nunc intra muros pastoris buccina lenti

Cantat[25]

e Virgilio, nell’Eneide, ne disse l’uso guerresco:

Bello dat signum rauca cruentum