Buccina[26].
Il suon della buccina muoveva le insegne; la tuba, più piccola e simile alla nostra trombetta dava il segno dell’attacco e della ritirata: quella era a più giri, questa invece retta, giusta quanto avverte Ovidio:
Non tuba directi, non æris cornua flexi[27].
Il lituus era una trombetta più piccola, più dolce e curva, il cornu era di bufalo, legato in oro, con suono acuto e distinto: così accenna Seneca nell’Edipo ad entrambi questi istrumenti:
Sonuit reflexo classicum cornu,
Lituusque aduncos, stridulo cantus
Elisit ære[28].
Poco in uso era il tamburo, timpanum, di cui si servivano i Parti nel dar il segno della battaglia e se ne valevano i Romani a imitazione di essi, talvolta per distinguere in guerra i segni delle nuove evoluzioni, come più sensibili, giusta il verso di Stazio;
Tum plurima buxus,
Æraque taurinos sonitu vincentia pulsus[29].