. . . . al marito,
Che fra l’ombre scendea, non chiuse il ciglio
E non compose colle dita il labbro[219]:
e Virgilio attesta dell’uso recato in Italia, quando mette sulla bocca della madre d’Eurialo il lamento:
. . . . nec te, tua funera, mater,
Produxi, pressive oculos...[220]
uso continuatosi sempre dipoi; onde Lucano nella Pharsalia disse pure:
. . . . tacito tantum petit oscula vultu,
Invitatque patris claudenda ad lumina dextram[221].
Reso il quale, per tre volte, a distinti intervalli, si chiamava ad alta voce il morto, ciò che dicevasi conclamatio; e conclamatum est, significava adunque che una cosa più non esisteva.