Questa religione de’ morti, scrive il dotto Fustel, che ho già citato, sembra essere stata la più antica in questa razza d’uomini. Prima di concepire e d’adorare Indra o Zeus, l’uomo adorò i morti: ebbe paura di essi e indirizzò loro preghiere. Sembra così che il sentimento religioso abbia di là avuto la sua origine. È forse alla vista della morte che l’uomo ebbe per la prima volta l’idea del soprannaturale e che volle sperare al di là di quel che vedeva. La morte fu il primo mistero: ella mise l’uomo sulla via degli altri misteri: essa sollevò il suo pensiero dal visibile all’invisibile, dal passeggiero all’eterno, dall’umano al divino.

Pur Ugo Foscolo ne’ suoi Sepolcri fe’ rimontare il culto de’ morti allo istituirsi del contratto sociale:

Dal dì che nozze, tribunali ed are

Diero alle umane belve esser pietose

Di sè stesse e d’altrui, toglieano i vivi

All’etere maligno ed alle fere

I miserandi avanzi che Natura

Con vece eterna a sensi altri destina[228].

Era forse anche per questo culto che gli Dei Mani si chiamassero Dii patrii ed anche Dii sacri, come si veggono così, indicati sovra alcuni monumenti. — Più avanti toccherò di feste ed onoranze istituite per gli Dei Mani.

Come facciamo oggidì che denunziamo al Municipio l’avvenimento d’una morte, e trattiamo della spesa de’ funerali, allora veniva denunciato il decesso al tempio della dea Libitina, istituito da Numa, nel quale si custodivano tutti gli apparati ed addobbi richiesti per mettere in ordine un funerale e quivi col libitinario, o intraprenditore delle pompe funebri, convengasi sull’indole di quella che ricercavasi e sulla spesa.