Questi fori si praticavano ad esempio nei loculi, o bare, quando i cadaveri non si abbruciavano ancora ma si collocavano in essa interi. Entro codesta bara spesso di terra cotta, eravi ad una estremità una soglia elevata per adagiarvi il capo e dallato un foro tondo pei balsami aromatici, che si versavano dentro per mezzo d’un corrispondente orificio nella parete esterna della cassa.
Il costume della cremazione de’ cadaveri, del cui procedimento presso i Romani ho intrattenuto il lettore, non era antico a’ tempi di Plinio, voglio dire al tempo della catastrofe di Pompei, siccome egli l’attesta. Era la cremazione usata solo in Grecia fin dai tempi di Cecrope, dicendo Luciano che il Greco abbrucia i cadaveri, il Persiano li sotterra, l’indiano li avvolge di grasso porcino, lo Scita li divora, l’Egizio li imbalsama. L’essersi adottata da Romani originò dall’oltraggio che veniva fatto alle tombe, quando i romani morivano in lontane contrade, e che però vi si voleva ovviare. Lucio Cornelio Silla, che a cagione delle tante proscrizioni aveva ragione a temere l’insulto al proprio cadavere, com’egli stesso aveva fatto a quello di Mario, dissotterrandolo e facendolo gittare nel Teverone, fu il primo che ordinasse di ardere, dopo morte, il proprio corpo, e così invalse il costume passato in legge, e Ovidio lo rammenta nel verso:
Corpora debentur mæstis exanguia bustis[261].
Siccome poi essi pensassero che l’anima fosse della natura del fuoco, e che il rogo le facilitasse l’uscita dal corpo e però l’onore del rogo non s’avesse a concedere che alle persone dotate di ragione e sentimento; così, per testimonianza dello stesso Plinio il Vecchio, non s’accordava a’ bambini, a’ quali non fossero ancora spuntati i denti, perocchè sarebbe stata considerata siccome empietà che contaminerebbe la casa e vi allude pur Giovenale nella Satira XV ne’ seguenti versi:
Naturæ imperio gemimus, quum funus adultæ
Virginis occurrit, vel terra clauditur infans,
Et minor igne rogi[262].
Seppellivansi quindi la notte allo splendore delle faci. Le loro ossa poi deponevansi in luogo detto subgrundarium, sotto di un tetto, cioè, o gronda sporgente, a modo di nido di rondine[263].
Nè abbruciavansi tampoco i corpi di coloro che erano colpiti dalla folgore: Hominem ita exanimatum, cremari fas non est; condi terra religio tradit, disse il medesimo Plinio[264].
Ora il costume della cremazione divien soggetto alle più serie investigazioni e discussioni in Italia, che lo si vorrebbe sostituire a quello della sepoltura de’ cadaveri. Ragioni specialmente di igiene lo pongono innanzi e lo propugnano calorosamente, e se adottato, come pare dall’Italia, verrà seguito pure dalle altre nazioni incivilite, avrà avuto una volta di più suggello l’osservazione del francese Ipp. Lucas dell’Istituto di Francia che «all’Italia è affidata per diritto l’iniziativa del progresso umanitario[265].» È principalmente nella mia Milano che l’importante questione si agita, sicchè egregiamente quell’ottimo uomo che è Giuseppe Sacchi, osservava che la cremazione è per Milano il ritorno ad un’antica usanza, additando una località nei pubblici giardini che era ad essa destinata, e rivendicando per tal modo alla nostra città il doppio merito di aver sempre spento con la violenza della sua riprovazione i roghi della Inquisizione, e di avere all’opposto innalzato pei cadaveri il rogo purificatore. Fra noi, a tale scopo, si istituì un comitato promotore sotto la presidenza dell’illustre medico e chimico prof. Giovanni Polli e del qual fan parte quei chiari suoi colleghi che sono il Pini, lo Strambio, il Dell’Acqua, il Griffini e il Tarchini-Bonfanti. E solenne conferenza indissero costoro nel giorno 6 aprile 1874, per trattarvi dell’argomento e del modo migliore di cremazione, dove appunto si udirono le suddette parole del Sacchi, dove Amato Amati espresse il concetto che la nuova usanza, restaurando coll’urna cineraria domestica il culto della famiglia, vi alzerà il carattere morale della nazione, e il dotto prete prof. Bucellati in una bella sua lettera diretta per quell’occasione al Comitato, scaltrì di pregiudizio la credenza che essa possa ledere i diritti della cristiana religione[266]. Concesse queste brevi parole ad un argomento di tutta attualità, faccio ritorno al mio tema.