Properzio presta uno di tali giuramenti, per le ossa del padre e per quelle di sua madre:

Ossa tibi juro per matris, et ossa parentis.

E Quintiliano, più tardi, così esprime il dolore provato per la moglie e pel figlio statigli da morte immatura rapiti: io giuro pei loro mani, divinità del mio dolore,

Per illos manes, numina doloris mei.

Nè con queste dimostrazioni aveva fine il lutto.

V’erano commemorazioni funebri altresì durante l’anno, come nelle feste Parentali che seguivano in febbrajo e in giorni fasti detti anche Feralia, e come nelle feste Lemuralia, e, com’altri dice, Remuralia, perchè istituite da Romolo in onore del fratello Remo da lui ucciso, che avvenivano in maggio, nelle quali la famiglia recavasi ad onorare il sepolcro del diletto defunto e là nel vicino triclinio, fra le dapi del banchetto, non dovevan mancare l’appio, il sale, il miele, le lenti, il farro, le uova e le fave.

La cerimonia incominciava a mezza notte: il padre di famiglia alzavasi dal letto, e tacito e invaso da sacro terrore, a piedi scalzi, solo facendo scricchiolare le dita per allontanare le ombre dal luogo pel quale passava, incamminavasi a una fontana. Quivi lavate per tre volte le mani, rifaceva il cammino gittando al di sopra del suo capo delle fave nere che aveva in bocca e mormorando questo scongiuro: con queste fave io mi riscatto insieme con quelli della mia famiglia. Tali parole doveva ripetere per ben nove volte senza guardare dietro di sè, supponendosi che l’ombra dalla quale era seguitato raccogliesse non vista le fave. La festa lemurale chiudevasi dal medesimo padre di famiglia, prendendo dell’acqua un’altra volta, battendo su di un vaso di bronzo e pregando l’ombra di uscire dalla sua casa, ripetendo ancor nove volte le parole: uscite, o mani paterni.

Le offerte poi che si facevano sulle tombe in codeste funebri commemorazioni, che feralia appunto si chiamavano da questo pio costume di donativi ai morti, come lasciò scritto ne’ Fasti il già citato Poeta latino:

Hanc, quia justa ferunt, dixere Feralia lucem[272];

si vennero poco a poco aumentando. Pur nondimeno tenevasi che non eccessive fossero le esigenze degli Dei Mani. Udiamo Ovidio: