La legge delle XII Tavole vietò il seppellire in città: epperò convien rintracciare le tombe e i mausolei fuori di essa, lungo le vie più frequentate e vaste. Così sorsero sulla via Appia principalmente, sulla Aurelia, Lavicana, Ostiense, Flaminia, Prenestina, Salaria e Tiburtina, e a’ nostri giorni ancora trovansi molti cippi e colonne sepolcrali che attestano dell’estensione del terreno, in antico consacrato all’inumazione, ed anche Giovenale chiude la Satira I coi versi che ricordano la via Flaminia e la Latina come frequentatissime di sepolture:
Experiar quid concedatur in illos,
Quorum Flaminia tegitur cinis atque Latina[276],
alludendo appunto a siffatto costume.
Se, al dir di Varrone, i monumenti si collocavano lunghesso le vie per tenere continuamente viva nel pensiero del viandante l’idea della loro fralezza: sic monimenta quæ in sepulcris; et ideo secundam viam quo prætereuntes admoneant et se fuisse et illos esse mortales[277]; non mancavano tuttavia di coloro che aborrissero avere loro tomba in luoghi così publici e rumorosi; e tra questi il già più volte citato Properzio fa voti perchè la sua Cinzia, lui morto, non gli abbia ad alzare in essi la tomba.
Dî faciant, mea ne terra locat ossa frequenti,
Qua facit assiduo tramite vulgus iter.
Post mortem tumuli sic infamantur amantem;
Me teget arborea devia terra coma.
Aut humet ignotæ cumulus vallatus arenæ: