Non juvat in media nomen habere via[278].

Non altrimenti, se mi è lecito esprimere qui il mio proprio sentimento, io direi per me de’ moderni cimiteri monumentali, dove la curiosità e l’arte sostituiscono sempre il dolore e il religioso raccoglimento.

Fuor di Pompei, la Via delle Tombe s’aprì nel sobborgo Augusto Felice, cioè immediatamente fuori della città, nè più nè meno dunque che in Roma e in tutte le città, si può dire, del mondo romano.

V’erano per altro eccezioni: le Vestali avevano il privilegio del sepolcro entro le mura e l’ebbero, per singolar privilegio, Valerio Publicola, Tuberto, Fabrizio, Cesare; e Trajano fu il solo degli imperatori cui venisse concessa la sepoltura in città. La famiglia Claudia aveva pure tal privilegio della sepoltura sotto il Campidoglio. I discendenti di Publicola, che con lui avevano ottenuto il diritto della sepoltura in città, in fatto non se ne valsero, poichè, al dir di Plutarco, contentavansi di mettere un ardente torchio sulla tomba di famiglia al verificarsi d’ogni morte, facendo del resto i loro congiunti seppellire nella contrada di Velia.

Di grandi e spesso enormi spese, come dissi, profondevano ne’ sepolcri e ne’ monumenti i Romani e ne stanno a testimonianza ancora la piramide di Cajo Cestio, la tomba di Cecilia Metella e la Mole Adriana e non era sempre un pensiero di sfarzo e d’orgoglio che presiedeva a queste opere, ma più sovente il sentimento di pietà e d’amore che li animava e ciò leggiadramente espresse il francese Roucher ne’ seguenti versi che reco nel loro idioma:

Ce respect pour les morte, fruit d’une erreur grossière,

Touchait peu, je le sais, une froide poussière,

Qui, tôt ou tard s’envole éparse au gré des vents,

Et qui n’a plus enfin de nom chez les vivants;

Mais ces tristes honneurs, ces funèbres hommages