Ramenaient les regards sur des chères images;
Le cœur près des tombeaux traissaillait ranimé
Et l’on aimait encore ce qu’on avait aimé.
Epperò i ricchi fabbricavano nelle proprie ville i sepolcri in forma di edicole di buona e severa architettura e le quali decoravano di statue, di pitture e musaici, di vasi e di urne di eletti marmi. E siccome sa il lettore che degli estinti non serbavansi che le ceneri leggiere, come Paolo Emilio in Properzio dice alla consorte:
En sum quod digitis quinque levatur onus[279];
così non ad un solo defunto destinavasi ciascun sepolcreto, ma a tutti i defunti d’una famiglia, compresi pure i liberti, collocandosi le ceneri in altrettante nicchie; onde appellavasi sepulcrum familiare, perchè sibi quis familiæque suæ constituebat[280], di che se ne trovò esempio in Pompei; Sepulcrum comune dicevasi quella stanza che riceveva le ceneri di più persone appartenenti a più famiglie, disposte a due ollæ cinerariæ per colombajo.
Sepolcri ereditarj eran poi quelli quæ sibi hæredibusque suis, o quæ paterfamilias jure hæreditario aquisivit[281]; ma se dovevan servire per determinate persone, solevano apporvi le lettere H. M. H. N. S. cioè Hoc monumentum hæredes non sequitur, o alle tre ultime lettere sostituivansi queste A. H. N. T., vale a dire Ad Hæredes non transit[282], come se ne ha memoria in quel passo di Orazio:
Mille pedes in fronte, trecentos cippus in agrum
Hic dabat, heredes monumentum ne sequeretur[283].
Co’ sepolcri propriamente detti non voglionsi confondere i cenotafi, monumenti onorarii, che venivano dal popolo eretti alla memoria di quegli illustri uomini ch’erano morti per la patria; onde egregiamente e con tutta ragione poteva Ugo Foscolo nel succitato suo Carme de’ Sepolcri dire: