Su d’un piccolo pilastro a fior di terra e non discosto dal sepolcro di Mammia, leggevasi l’iscrizione, che rammenta i versi che ho appena riferiti del Venosino Poeta:

M. PORCI
M. F. EX DEC.
DECRET. IN
FRONTEM
PED. XXV
IN AGRVM
PED. XXV[290].

Avanti a questa tomba venne trovata una statua in abito consolare, forse quella di Porcio stesso, il quale era per avventura il padre della sacerdotessa Mammia.

Fra la tomba e l’emiciclo si rinvennero sedici cippi funerarii, parecchi di essi di marmo, su taluno dei quali si decifrarono le seguenti iscrizioni:

C. VENERIVS
EPAPHRODITVS

ISTACIDIA. N. F.
RVFILLA SACERD. PVBLICA

N. ISTACIDIO
CAMPANO

CN. MELISSAEVS
APER

ISTAC....
MENOIICI

Nello stesso luogo si trovarono frammenti di statue ed una lucerna in terra cotta con una figuretta avente nelle mani un fiore in basso rilievo, e colla iscrizione:

ANNVM NOVVM FAVSTVM FELICEM MIHI[291].

È da questa parte sinistra della via che si incontra quella casa che comunemente vien detta essere il Pompejanum, o villeggiatura di Cicerone, ch’egli col Tusculum prediligeva sovra tutte l’altre sue ville, se per ornarla con magnificenza ebbe a incontrar debiti, come lasciò scritto in una sua lettera ad Attico[292]. Ne ho già parlato altrove, nè però mi ripeterò: solo piacendomi far notare al lettore come a ogni modo, sia questa od altra la casa del grande Oratore Romano, sarebbe sempre stata una ricca abitazione, che non tolse al suo proprietario di abitarla e decorarla riccamente. L’essere nella non lieta via delle tombe, dimostrerà ognor più come la religione de’ sepolcri non fosse accompagnata allora quanto adesso, per forza di superstizione, da alcun pensiero di orrore. Ove poi si rifletta aver Cicerone difeso Publio Silla, che fu il primo patrono della Colonia Veneria Cornelia, nulla di più probabile apparirà che ne abbia ricevuto in guiderdone il terreno di quella casa e poi anche la casa stessa, che per essere nel Pagus Felix, spettava alla Colonia militare, la quale, giusta quanto m’accadde di più volte notare, Lucio Cornelio Silla vi aveva dedotta, e che però avesse appartenuto a lui.

Lungo questo lato è pur il sepolcro di Scauro, della tribù Menenia, che vuolsi dal punto di vista archeologico considerare siccome il più interessante, di quanti sepolcri si sono scoperti a Pompei. La base è quadrata ed è di tufo vulcanico: essa poggia con tre gradini sovra altra base più grande della stessa forma e materia, e nella quale è praticata la camera sepolcrale, o columbarium, con quattordici nicchie, come quadrato ne è il cippo. Il lato che è ora rivestito d’un ampio tavolo di marmo, il cui angolo superiore sinistro, essendo spezzato e perduto, lasciò imperfetta la iscrizione, che completata non a guari dallo studio, suona così:

A VMBRICIO A. F. MEN
SCAVRO
II VIR. I. D.
HVIC DECVRIONXES LOCVM MONVM.
ET HS ∞ ∞ IN FVNERE ET STATVAM AEQUESTR
FORO PONENDAM CENSVERVNT
SCAVRVS PATER FILIO[293].