Chi fosse questa Nevoleja, può essere fantasticato, ma nulla si sa di positivo, all’infuori di quel che ne dice l’iscrizione; una liberta, cioè, di Giulia, figliuola dell’imperatore Augusto, forse concubina dipoi di Munazio Fausto, col quale certo per la primitiva sua condizione non avrà potuto vincolarsi in giuste nozze con Munazio, augustale e maestro del sobborgo Augusto Felice, lo che equivarrebbe a sindaco o confaloniere de’ nostri giorni.
Dentro il recinto di questo sepolcreto si trovò un’urna coll’epigrafe:
C. MVNATIVS ATIMETVS
VIX. ANNIS LVII[305].
Un bel mausoleo scoperto nell’anno 1812 in forma di ara, con zoccolo e cornice eleganti, sormontata quest’ultima da un plinto e da un bel fogliame d’alloro, sorge, perfettamente conservato, in travertino e la iscrizione che si ripete eguale nei due lati meridionale ed occidentale, lo dice spettante a Marco Allejo Lucio Libella padre e Marco Allejo Libella figlio. Eccola:
M. ALLEIO LVCIO LIBELLAE PATRI AEDILI
II. VIR PRAEFECTO QUINQ. ET M. ALLEIO LIBELLAE F.
DECVRIONI VIXIT ANNIS XVII LOCVS MONVMENTI
PVBLICE DATVS EST ALLEIA M. F. DECIMILLA SACERDOS
PVBLICA CERERIS FACIVNDVM CVRAVIT VIRO ET FILIO[306].
Questa iscrizione dà motivo a sorprendersi come mai a soli diciasette anni il figlio Marco Allejo Libella potesse essere già decurione in Pompei. Perocchè ognun rammenti che lesse le Epistole di Cicerone, come questi constatasse essere i pompeiani assai gelosi dell’onore del decurionato. Avendo uno de’ suoi amici sollecitato presso di lui perchè gli ottenesse una tal carica, egli rispose: Romæ si vis, habebis. Pompeis difficile est[307], significando essere più difficile cosa diventar decurione in Pompei, che non divenire Senatore in Roma.
Presso i Romani, non si poteva essere decurione in età al disotto de’ venticinque anni, come si può raccogliere nel libro secondo del Digesto: De Decurionibus: tuttavia potevasi derogare a questa legge in virtù di privilegio accordato a determinata famiglia che se ne fosse resa meritevole. Di questo novero doveva certamente essere stata la famiglia dei Libella in Pompei.
Da questo monumento dei due Libella, eretto dalla pietà di sposa e di madre, si passa al cenotafio di Cejo e Labeone, epperò senza colombaio. Guasto assai di presente, un dì, attese le sue proporzioni grandiose quantunque irregolari, deve essere stato di non dubbia importanza. Vi dovevano essere bassorilievi di stucco e statue: forse quelle medesime che vennero rinvenute presso ed erano un personaggio in toga e parecchie matrone egregiamente palliate. Eranvi nel zoccolo del gran piedistallo delle iscrizioni in grossi caratteri rossi, ma così sbiaditi che non si poterono leggere. Si lesse invece quella nello stesso monumento, che fu poi trasferita al Museo. Eccola:
L. CEIO L. F. MEN. L. LABEON
ITER D. V. I. D. QVINQ.
MENOMACHVS L.[308].
Come superiormente ho fatto, nel leggere l’iscrizione sul monumento di Scauro, interpretando la parola MEN, abbreviatura della prima linea, per della Tribù Menenia; io pure, in questa di Lucio Cejo, interpretai con Mazois ed altri l’egual abbreviatura nella stessa maniera: Bréton nondimeno la dichiarò per Menomachus, adducendone una ragione abbastanza plausibile. Un usage, scrive egli, presque constant, était que les affranchis empruntassent le nom ou le surnom de leurs patrons, et que c’est sans doute ce qu’avait fait Menomachus fondateur du monument[309].