La forma quindi leggiera stessa e per avventura amena colla quale aveva il mio lavoro esordito, così stando le cose, disponeva, a mio avviso, acconciamente l’animo de’ miei giovani lettori ad accostarsi più volonteroso al medesimo, s’egli è vero quel che cantò l’immortale Torquato:

Sai che là corre il mondo, ove più versi

Di sue dolcezze il lusinghier Parnaso

E che il vero condito in molli versi

I più schivi allettando ha persuaso:

Così all’egro fanciul porgiamo aspersi

Di soave licor gli orli del vaso:

Succhi amari ingannato intanto ei beve,

E dall’inganno suo vita riceve[314].

Avranno essi forse notato soverchie le citazioni degli autori; ma con quanto or dissi ne troveranno la giustificazione: non era il ripeto, un libro di solo amena lettura che intendevo di fare, ma opera quasi di complemento di classica educazione. E perchè più generale ne fosse il vantaggio, curai apporre in calce la traduzione delle testuali citazioni, approfittando all’uopo delle migliori e più conosciute versioni. Vero è che più d’una volta mi occorse di sostituire a quelle i miei volgarizzamenti; ma il feci allora o che si trattasse di traduzioni non ancor suggellate dalla fama, o di quelle che fatte alla libera, riproducendole, non avrebbero giustificata la ragion della citazione. Il più spesso ne avvisai con particolare mia nota il lettore.