«Coteste mofete sonosi mostrate tra la Favorita e il Palazzo reale di Portici. Le più elevate le ho trovate alle cave di Sabato Aniello ed a’ Tironi. Si contano tre o quattro casi di morte di persone per aver respirato l’acido carbonico delle mofete.

«Le acque de’ pozzi questa volta non mancarono, ma sonosi in alcuni siti alquanto alterate con l’apparizione delle mofete.

«La luttuosa conflagrazione del 26 aprile è stata da me considerata come l’ultima fase di un lungo periodo eruttivo, cominciato nel mese di gennaio del 1871.»

Ma il dottissimo professore, dalla eruzione del 26 aprile dedusse osservazioni, studi ed esperienze importantissimi, ed io rimando il lettore che li vuol conoscere e approfondire a leggere la di lui Relazione, che reputo aver recato nuovo e preziosissimo contributo alla scienza.

Il prof. Palmieri diede, in questi ultimi mesi, cioè della prima metà del 1874, del Vesuvio le seguenti notizie:

«Dopo il memorabile e luttuoso incendio del 26 aprile del 1872, sulla cima del Vesuvio restò un ampio e profondo cratere, diviso in due compartimenti da una specie di muro ciclopico di grossi pezzi di lava compatta, alternati con sottili letti di scorie. Il diametro medio di questo gemino cratere era di circa 300 metri e la profondità di 250, e però aveva una capacità di circa 17 milioni di metri cubici. La parte superiore delle pareti era composta di materia frammentaria, rigettata dall’attività eruttiva, e le parti inferiori erano compatte. Dall’orlo perciò del cratere spesso si staccavano scorie e lapilli, i quali finora non avevano sensibilmente scemata la profondità di quelle ampie voragini. Ora in pochi giorni il muro ciclopico è sparito, ed il cratere, senza fenomeni eruttivi, è quasi ripieno. È stato scoscendimento delle pareti franate entro il cratere o sollevamento del fondo di questo? Il fumo e la stagione non hanno permesso di vedere bene tutto ciò che conveniva esaminare per risolvere la questione. Se si dovesse accettare una elevazione del cratere, si troverebbe un indizio di conato eruttivo, in quello che una semplice frana non avrebbe un significato.

«I forestieri che volessero entrare nel cratere potranno farsi condurre non pel solito sentiere, ma per la linea di N. O. ove la fenditura del 1872 presenterà loro un ampio varco per siffatta esplorazione.»

Con questi cenni, la monografia del Vesuvio giunge infino alle sue ultime e interessanti manifestazioni e colle quali impongo fine a questa appendice.

IL GUARDIANO POMPEJANO o
L’ITINERARIO PER LA VISITA DELLA CITTÀ

Il lettore che ha avuto la longanimità di percorrere dal principio al fine questa mia opera, rammenterà avergli io detto, come sceso dal vagone della ferrovia che mi condusse da Napoli a Pompei, dopo pochi passi, giunto alla Porta della Marina o, come fu recentemente denominata, della Strada Ferrata, pagate le due lire all’ingresso della città, mi si accompagnasse un guardiano, per essermi guida nella visita delle interessanti ruine. Ma di lui non mi sono più occupato, rapito dagli studj onde quella vista mi fu occasione e una volta cintami la giornea a dir di tante cose, non era sì facile lo smetterla presto.