Giunto al fine del mio lavoro adesso, m’accorgo che a rendere più utile e accetta l’opera, mi sia proprio d’uopo riedere al mio bravo guardiano, bastevolmente istrutto e cortese per farmi pago delle prime e più necessarie inchieste.
Supponendo ora che taluno almeno di coloro ai quali quest’opera mia verrà alla mano, valer si voglia per prepararsi a vedere, o fors’anco per averla a compagna nella peregrinazione di sua curiosità per Pompei, riprodurrò suppergiù per lui quanto a me avesse ad indicare il buon guardiano che mi seguiva a fianco, rimettendo, per ciò che spetta alle più ampie dichiarazioni, a’ capitoli e pagine de’ miei volumi.
Porta della Marina.
La porta per la quale entriamo dicesi della Marina: essa venne scoperta nel 1863 dal comm. Fiorelli. Reputavasi dapprima che per declinare appunto la città al mare, dalla Porta d’Ercolano a quella di Stabia non corresse cinta di mura, ma essa doveva indubbiamente esistere; la porta ne fa fede: la guerra l’avrà smantellata e distrutta, l’eruzione confuse le ruine.
Come ebbi a dirlo più volte nel corso dell’opera, è da questa parte che sorgono i più interessanti edifici pubblici e privati.
E prima di tutto, eccoci entrati nel Foro, intorno a cui si accoglievano i principali.
La Basilica, o luogo nel quale si rendeva la giustizia. Vedine la descrizione. Vol. I. cap. X pag. 525.
A sinistra la Casa di Championnet, perchè scoperta del generale di questo nome, in onore del quale fu detta. Vol. III. cap. XX pag. 83.
Il tempio di Venere è nel mezzo. Vol. I. cap. VIII pag. 228.
Dietro di questo tempio, volgendo a destra, si vede il Modello di capacità per gli aridi, o Mensa Ponderaria, in una pietra di tufo vulcanico rettangolare con tre cavità coniche. Vol. I, cap. IV pag. 103.