. . . . . Cape victor honorem
Tempora murali cinctus turrita corona[45].
La castrense o vallare, ed era d’oro formata come di palizzate di vallo, per colui che primo avesse occupato il campo nemico; la navale o rostrale a chi primo fosse saltato sulla nave nemica; l’ossidionale o graminea, intesta d’erba colta nel luogo assediato, al capitano che avesse costretto il nemico a levar l’assedio: la trionfale, che fu prima di alloro, poi d’oro, al capo supremo dopo una segnalata vittoria, e finalmente la ovale di mirto a chi riportasse ovazione, o trionfo minore.
Erano altre distinzioni militari: l’intervento ai publici ludi fregiato dei riportati premj, l’esposizione delle spoglie nemiche alle pareti esterne delle case con divieto di levarnele anche per vendita delle medesime, e Tibullo vi accenna in quel distico:
Te bellare decet terra, Messala, marique,
Ut domus hostiles præferat exuvios[46].
Il supremo comandante, che ucciso il comandante nemico, ne lo avesse spogliato, la spoglia, detta opima, sospendevasi nel tempo di Giove Feretrio. Tre soli conseguirono questo onore: Romolo uccidendo Acrone re de’ Cicimei, Cornelio Cosso ammazzando Tolunnio re de’ Tusci, e Marcello spegnendo Viridomaro re de’ Galli[47].
Ai primi tempi di Roma la preda bellica ripartivasi fra coloro che avevano preso parte alla guerra; dopo venne qualche volta promessa ai soldati per incuorarli alla pugna; il più spesso spettava alla Repubblica e l’impadronirsi di essa costituiva perfino reato di peculato.
Ma l’onore maggiore e che importava il più superbo e solenne spettacolo, era il trionfo, che veniva accordato a quel supremo capitano che avesse riportata alcuna insigne vittoria; ma solo vi poteano aspirare i dittatori, i consoli e i pretori; sì che citisi come singolar privilegio l’averlo ottenuto Cn. Pompeo di soli 24 anni, ed essendo appena cavaliere. Per aver diritto e chiederlo, era mestieri avere in una sola battaglia sbaragliato almeno cinquemila nemici, deporsi dal comando dell’armata e, restando fuori di Roma, domandarlo per lettera involta in foglie d’alloro, indirizzata al Senato, che venuto nel tempio di Bellona, leggevala e trovato giusto quell’onore, lo concedeva, riconfermandolo imperatore.
Per essere stato rifiutato l’onor del trionfo ai Consoli Valerio ed Orazio, il tribuno Icilio ne appellò al popolo, che loro lo accordò, onde quindinnanzi ne nacque spesso conflitto di autorità. Fu per tale conflitto che Claudia vestale, saputo che disturbar volevasi il trionfo del proprio padre Claudio, e farlo scendere in mezzo ad esso dal carro, a ciò impedire, montò ella stessa il carro con lui; perocchè nessuno sarebbesi attentato portar la mano su d’una vestale.